Rubino

Il Rubino, la gemma rossa per eccellenza, è la varietà rossa o rosso-porpora del Corindone e il suo nome deriva dal nome latino “ruber”.  La storia del Rubino, si perde nella notte dei tempi. Il suo nome sanscrito è “kuruvinda” e sappiamo che i Rubini dello Sri Lanka venivano incastonati dagli antichi Greci e Romani, già a partire dal 480 a.C.; questo fatto rende lo Sri Lanka la località di estrazione più antica anche se l’origine classica di questa gemma è la valle di Mogok, nel nord della Birmania.

Gli indiani antichi lo chiavano “ratnaraj”, re delle gemme e credevano che al suo interno risiedesse un fuoco in grado di garantire una vita molto lunga. Nel Medioevo gli venivano attribuite proprietà divinatorie ed era noto come “goccia di sangue sgorgata dalla madre Terra”. Ralph Waldo Emerson, nell’Ottocento, compose una poesia in cui i Rubini sono descritti come “gocce di vino gelate che scorrono dal tino dell’Eden” e “cuori di amici, ad amici sconosciuti”.

Prima dell’introduzione dei moderni strumenti gemmologici, molte gemme rosse venivano scambiate per Rubini; tutt’ora può capitare che altre gemme siano spacciate per questa varietà di corindone, in particolare lo Spinello o anche detto Rubino balascio, alcune varietà di granato come il Piropo (Rubino di Boemia) e l’Almandino, il bellissimo Zircone rosso naturale e la Tormalina Rubellite (Rubino di Russia).

Molte analisi gemmologiche, eseguite su gioielli antichi, hanno rivelato alcune sorprese ed errori. Il più famoso di essi, fu riscontrato nei gioielli della corona britannica: i notissimi Rubino del Principe nero e il Rubino del Timur si sono rivelati essere due Spinelli di qualità eccezionale.

Il Rubino è un ossido di alluminio con tracce di cromo, la cui presenza conferisce il colore alla gemma. E’ il secondo termine della scala di Mohs per la durezza (durezza 9), ma la presenza di pseudosfaldatura può aumentarne la fragilità. Cristallizza nel sistema trigonale, la sua lucentezza va da vitrea a subadamantina e può presentare fluorescenza

Si forma, di norma, nei marmi: rocce metamorfiche, allumifere e costituite da carbonato di calcio, originatesi a pressioni e temperature elevate e in ambienti poveri di silicio (metamorfismo di contatto). Si rinviene anche in giacimenti alluvionali, nelle ghiaie generate dall’erosione.  Si presenta, di solito, in cristalli a forma di prisma esagonale, dicroici, spesso con minutissime inclusioni di minerali vari o liquide e liquido-gassose che, se disposte regolarmente, aumentano il pregio delle pietre.

Le possibili inclusioni del rubino sono dovute alla presenza di cristalli sottilissimi di rutilo, che se orientati secondo angoli precisi danno luogo al fenomeno di asterismo. Altre caratteristiche interne sono piccoli cristalli di minerali, alterazioni delle inclusioni naturali a causa dei trattamenti termici o la presenza di bolle di gas per via del riempimento delle fessure con vetro-piombo o resine ottiche.

Vista la sua grande bellezza e l’altissima richiesta da parte del mercato, a fronte di un’offerta non adeguata alla domanda, il Rubino è stata la prima gemma in assoluto ad essere sintetizzata in laboratorio e lo sviluppo di questa tecnica di produzione è piuttosto articolato.

Metodo Verneuil

Nel 1902, il francese Auguste Vernauil brevettò il primo metodo per la sintesi artificiale del rubino. La procedura consiste nel fondere polveri finissime con la stessa composizione chimica della gemma che si vuole riprodurre, nel caso del Rubino si ha il 98% di Al2O3 e 2% di Cr2O3, per mezzo di una fiamma di ossidrogeno a 2000°C. Il fuso di polvere cade e si deposita su un portacampione freddo in rotazione costante. Il lento raffreddamento del materiale fuso, porta alla formazione di un cristallo a forma di bastoncello, detto boule, di pochi centimetri di diametro e lungo 5-10 centimetri. Le gemme ricavate dal taglio della boule sono facili da riconoscere sia per l’altissima purezza, sia per le linee curve di accrescimento interne, visibili al microscopio.

Metodo Czochralski

Una miscela di ossidi di cromo e alluminio viene fusa in un crogiolo di platino ed iridio. Sulla superficie di questa fusione, viene poggiato un cristallo naturale di un centimetro di lato. Questo “seme” viene sollevato molto lentamente, in modo che trascini con se il materiale fuso. Quest’ultimo si raffredda seguendo l’orientamento del reticolo cristallino primitivo del “seme”; in questo modo si formano monocristalli molto grandi, dell’ordine di 10 centimetri di diametro e 40 centimetri di lunghezza.

Metodoto Kashan

Si mescolano degli ossidi con un prodotto a basso punto di fusione (fondente), che non reagisce con il materiale che comporrà il rubino finale, ma che facilita l’interazione tra gli ossidi e favorisce la cristallizzazione del Rubino. Una volta che la miscela degli ossidi si raffredda, il fondente libero viene eliminato grazie all’azione di alcuni acidi, che vengono aggiunti in seconda fase. Spesso, accade che parte del fondente resti intrappolato nel reticolo cristallino del rubino sintetico. Grazie a questo metodo, è possibile produrre rubini di grande caratura.

Metodoto Ramaura

Sintetizzare le gemme è in un certo senso un arte e non fa eccezione il metodo Ramaura. I rubini sintetizzati un questo modo, accrescono in un crogiolo di platino e in presenza di materiali così detti “fondenti” che permettono e catalizzano la cristallizzazione. I tempi relativamente più lunghi rispetto al metodo Verneuil, consentono di ottenere campioni estremamente simili al rubino naturale per struttura cristllina. 

Fin dal 1983, il rubino Ramaura desta preoccupazione tra i gemmologi e solo indagini di laboratorio molto accurate consentono di individuare quegli elementi nella chimica del Ramaura, che non sono presenti nei rubini naturali

Metodoto Idrotermale

Questo processo richiede calore e pressione e imita le condizioni in profondità nella terra che si traducono nella formazione di gemme naturali. I nutrienti vengono disciolti in una soluzione acquosa, quindi si formano cristalli sintetici mentre la soluzione si raffredda per produrre una gemma di rubino.

Sintetico di facile individuazione per alcune caratteristiche interne tipiche del processo di accrescimento idrotermale.

Vista la grande presenza di gemme fortemente trattate o di esemplari sintetici, montati anche in manufatti di gioielleria e venduti senza opportuna descrizione del prodotto, il gemmologo consiglia di comprare rubini solo ed esclusivamente se accompagnati da un certificato gemmologico, redatto da un laboratorio di analisi super partes ed indipendente dalla gioielleria presso cui ci si rivolge per l’acquisto.

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