Labradorite

E’ un feldspato di calcio e sodio ed è un termine intermedio della serie isomorfa dei plagioclasi. I plagioclasi sono dei tettosilicati di grande interesse geologico, di cui fanno parte l’albite, la già citata labradorite, l’oligoclasio, l’andesina, la bytownite e l’anortite. L’albite è il termine più ricco di sodio della serie, l’anortite quello più ricco di calcio. La labradorite, può contenere dal 50% al 70% di anortite e dal 30% al 50% di albite.

Il suo colore di fondo è grigio-bruno, semitrasparente o traslucido, ma la caratteristica che rende questa gemma particolarmente attraente è un effetto ottico detto “labradorescenza”; in pratica un gioco di colori blu, violetto, giallo o verde, visibile sulla sua superficie e originato sia dall’interferenza della luce nella struttura lamellare della labradorite, sia dalla presenza di inclusioni minerali.

Cristallizza nel sistema triclino, però i cristalli ben formati e con aspetto tabulare sono molto rari. In genere si trova in grandi masse sfaldabili, granulari oppure compatte. E’ un materiale mediamente duro, 6-6,5 della scala di Mohs. La sua lucentezza è vitrea e si sfalda facilmente lungo il pinacoide basale, con più difficoltà secondo quelli laterali.  Le inclusioni più tipiche sono delle lamelle minerali di ilmenite, titanite e magnetite disposte in modo ordinato nella struttura lamellare della labradorite.

La labradorite viene usata principalmente come materiale ornamentale, nella realizzazione di monumenti o di finiture per costruzioni di lusso. La sua varietà a fondo chiaro, detta labradorite pietra di luna, è molto apprezzata in gioielleria; specie nella produzione thailandese ed indiana.

Si sta imponendo all’attenzione dei designer di gioielli, per le sue caratteristiche ottiche inimitabili. 

Non esistono gemme naturali o sintetiche in gradi di imitare o riprodurre la labradorite e la grande disponibilità non giustifica il trattamento o la sintesi di questo materiale.

La sua scoperta risale al XVIII secolo sulla coste canadesi della regione del Labrador, da cui il nome. Il primo campione fu portato in Europa nel 1775; tuttavia è probabile che fosse conosciuta in antichità, perché Plinio accenna a minerali con proprietà simili.

Il gemmologo consiglia di scegliere gemme in cui la labradorescenza sia molto marcata e si manifesti in varie sfumature.