Diamante

Dal greco adamas, l’indomabile, il diamante può essere considerato il re delle gemme per via delle sue proprietà fisiche eccezionali, tra cui la sua estrema durezza. 

Si pensa che i diamanti siano stati  estratti in India per la prima volta, dove furono trovati in depositi alluvionali lungo i fiumi Krishna e Godavari. Erano utilizzati nelle icone religiose ed è probabile che fossero considerati preziosi già 6.000 anni fa. 

A tale proposito è possibile trovare dei riferimenti nei testi sanscriti, in particolare l’ Arthashastra di Kautilya ne racconta il commercio. Opere buddiste dal IV secolo a.C. in poi descrivono il diamante come pietra preziosa, anche se non contengono indicazioni circa le tecniche di taglio.

Un altro testo indiano, scritto all’inizio del III secolo, descrive la resistenza, la regolarità, la brillantezza, la capacità di graffiare i metalli e le buone proprietà di rifrazione come qualità desiderabili di un diamante. La città indiana di Golconda fu per secoli e fino alla metà dell’Ottocento l’unico centro di produzione e vendita dei diamanti.

I diamanti giunsero nella Roma antica dall’India e vi sono chiari riferimenti circa il loro utilizzo come strumenti per le incisioni.

Solo nel 1725 in Brasile, nello Stato di Minas Gerais, furono trovati i primi diamanti provenienti dal Sud America. Successivamente nel 1843 fu rinvenuto il carbonado, un aggregato microcristallino di diamante, impiegato nell’industria.

Il primo ritrovamento in Sudafrica avvenne nel 1867, nei pressi delle sorgenti del fiume Orange, e fino al 1871 vennero sfruttati unicamente i giacimenti di tipo alluvionale. In seguito si scoprì l’esistenza dei camini diamantiferi.

Il Sud Africa divenne il principale centro mondiale per la produzione di questa preziosissima gemma.

La popolarità dei diamanti è aumentata a partire dal XIX secolo grazie alla maggiore offerta, al miglioramento delle tecniche di taglio e lucidatura, alla crescita dell’economia mondiale e anche grazie ad innovative campagne pubblicitarie di successo, portate avanti dalla De Beers e sotto lo slogan “un diamante è per sempre”.

Nella sua autobiografia Benvenuto Cellini afferma di sospettare che sia stato avvelenato da polvere di diamante, un metodo utilizzato dai Papi per sbarazzarsi degli avversari o dei personaggi scomodi. L’avvelenamento sarebbe stato commissionato da Durante Duranti, suo acerrimo nemico, in seguito divenuto cardinale e poi vescovo della città di Brescia.

Leonardo da Vinci, seguace delle credenze diffuse dai lapidari del suo tempo, riteneva che un diamante, portato al dito, rendesse invincibile di fronte ai nemici. Carlo il Temerario, duca di Borgogna, portava al dito un favoloso diamante che andò perduto in occasione della battaglia di Nancy e non venne mai più ritrovato.  Italo Calvino in una fiaba di Mentone l’uomo che usciva solo di notte (titolo originale “le diamant”), racconta delle virtù magiche del diamante, utilizzato per manipolare le persone e spingerle ad obbedire.

La tradizione di regalare un anello d’oro con un diamante, come simbolo di fidanzamento, fu inaugurata dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo, che per primo lo donò alla promessa sposa Maria di Borgogna nel 1477.

L’anello con il diamante si vede bene nel ritratto di Maria dipinto dal ‘Maestro di Maria di Borgogna’ (miniatore fiammingo attivo nell’ultimo quarto del XV secolo), destinato a un Libro d’Ore per Engelbert II conte di Nassau e oggi conservato alla Bodleian Library di Oxford. Secondo l’uso antico, Maria porta l’anello di fidanzamento all’anulare della mano destra.

 

Il diamante denominato “Blu Farnese”, che fu regalato ad Elisabetta Farnese, in occasione del suo matrimonio con il re Filippo V di Spagna nel 1714, è stato venduto nel 2018 ad un’asta di Sotheby’s a Ginevra per la  cifra di 6,7 milioni di dollari. Il preziosissimo diamante ha un colore blu intenso, pesa 6,16 carati e ha taglio a goccia.

Altri diamanti celebri sono:

Diamante Azzurro Hope

Il diamante Hope, conosciuto come Blu di Francia, è una gemma di un colore blu insolito e profondo. Pesa 45,52 carati (9,1 grammi) ed è custodito presso lo Smithsonian Institute.

E’ noto per la sua eccezionale bellezza e per la sua storia e la fama di porta sfortuna: salvo pochi proprietari – che comunque si trovarono in guai d’ogni genere – gran parte di coloro che ne sono entrati in possesso, sono morti in breve tempo per omicidio, suicidio o malattie.

 

Estratto dalle miniere indiane di Golconda, fu acquistato nel 1688 dal mercante francese, Jean Baptiste Tavernier. Secondo alcuni fu lui stesso a smontarlo dall’occhio della statua di un idolo indiano, scatenando l’ira della divinità, che maledisse la pietra e tutti coloro che l’avrebbero posseduta. Subito dopo, Tavernier fece bancarotta e tentò di ricostituire la sua fortuna partendo per l’India, ma non giunse mai a destinazione perché morì durante il viaggio.

Il successivo proprietario fu il re di Francia Luigi XIV, che lo fece tagliare a forma di cuore, riducendone le dimensioni dagli originari 112 a 67,5 carati. Sia lui che Luigi XV, lo indossarono in numerose occasioni ma, morirono entrambi a causa di malattie molto dolorose.

Il diamante fu donato a Maria Antonietta, che lo fece montare insieme ad altre pietre preziose a formare una collana, ma sia lei che il marito finirono decapitati durante la Rivoluzione Francese ed il diamante fu rubato insieme ad altri preziosi.

Passò nelle mani di un gioielliere che morì di infarto non appena la pietra gli fu rubata. Il figlio del gioielliere, presunto autore del furto, appena seppe di essere la causa della morte del padre, si suicidò. Un suo amico, che aveva trovato il diamante, morì dopo pochissimo tempo.

La gemma passò rapidamente di mano in mano e giunse a Londra nel 1830, dove fu tagliata di nuovo, raggiungendo la forma ed il peso attuali. Il nobile inglese Lord Francis Hope, VIII duca di Newcastle, pagò una cifra esorbitante per acquistare la gemma e darle il suo nome, ma subito dopo aver ricevuto la pietra, i rapporti con sua moglie si deteriorarono e la coppia si divise. La donna cadde in miseria, mentre il banchiere si affrettò a liberarsi del diamante.

Il proprietario successivo, Jacques Colot, impazzì e si suicidò dopo averlo venduto al principe Kanitowskij, che a sua volta morì linciato dai rivoluzionari russi. Neanche la ballerina alla quale il principe aveva regalato il diamante si salvò: fu uccisa dallo stesso principe in un raptus di gelosia.

Ne entrò in possesso un gioielliere greco, Simon Matharides, che cadde e morì in un burrone prima di ricevere materialmente la pietra. Il successivo proprietario fu il sultano turco  Abdul Hamid II, che un anno dopo averlo acquistato fu deposto e impazzì.

Nel 1910 il gioielliere Pierre Cartier acquistò la pietra e la vendette a Edward Beale McLean, proprietario del Washington Post, che la donò alla moglie.

Ne seguì la morte dei familiari di McLean: la madre, due cameriere ed il figlio primogenito di 10 anni; mentre i coniugi McLean divorziarono. McLean si diede all’alcoolismo che lo distrusse definitivamente. La moglie decise di sfidare la sfortuna e tenne il diamante per sé, continuando a indossarlo finché la figlia non si suicidò nel 1946 (nel giorno del suo matrimonio aveva indossato il gioiello della madre). Evelyn morì a 60 anni di polmonite.

L’ultimo proprietario privato che abbia avuto tra le mani il diamante Hope è stato il gioielliere Harry Winston, che nel 1958 donò la pietra allo Smithsonian Institute, dove è custodita attualmente.

Verde di Dresda

Il verde di Dresda è il diamante di questo colore colore più grande del mondo (40,72 carati – 8,144 grammi). È conservato all’interno del castello di Dresda.

Il colore verde è estremamente raro nei diamanti, e si ritiene sia dovuto ad esposizione a materiali radioattivi.

Si pensa che fu estratto dalle miniere di Golconda in India, ma la data del suo ritrovamento non è nota. Le prime notizie a riguardo risalgono al 1722 ed erano riportate in un articolo di una rivista inglese.

Un mercante olandese lo vendette alla fiera di Dresda del 1742 al re Augusto III di Polonia.

Nel 1768 il diamante fu inserito in un ornamento estremamente prezioso, comprendente altri due diamanti di grande caratura e 411 pietre preziose di dimensioni varie.

Regent e Sancy

Il diamante Régent è una gemma di 140,64 carati  con taglio a brillante, quasi incolore (leggermente azzurro). Fu scoperto nel 1689 a Golconda in India.

Al momento dell’estrazione pesava 426 carati e fu acquistato dal governatore di Madras, l’inglese Thomas Pitt, per una cifra equivalente a circa centomila dollari.

La gemma arrivò in Inghilterra nel 1702 per essere tagliata a brillante (una tecnica per allora nuova, che pare sia stata ideata da gioiellieri di Venezia). Assunse il peso finale di 140,64 carati (circa 28 grammi). Dal diamante grezzo furono ricavati diverse gemme più piccole, che vennero venduti allo zar di Russia Pietro il Grande.

Il 6 giugno 1717 il Reggente di Francia, Filippo II di Borbone-Orléans, acquistò quello che all’epoca era il più grande diamante nel mondo. Da allora divenne noto con il nome “Le Régent”.

Da allora il diamante fece parte dei gioielli della corona di Francia. Luigi XIV lo portò sulla corona in occasione della sua incoronazione nel 1722, e Maria Antonietta lo indossava spesso come gioiello.

Nel 1792, il diamante fu rubato insieme al Bleu de France, ma venne presto ritrovato. Nel 1797 venne impegnato per finanziare in particolare la campagna d’Italia e riscattato da degli ebrei di Berlino. Cinque anni dopo, fu impegnato di nuovo e riscattato dal primo console Bonaparte. L’imperatore lo fece incastonare sull’elsa della sua spada e lo esibì alla sua incoronazione nel 1804. Durante il suo esilio, Maria Luisa portò il Régent nel castello di Blois, poi in Austria. L’imperatore austriaco lo restituì immediatamente alla Francia.

Il Régent è oggi visibile al Louvre nella Galleria di Apollo, insieme ad altri diamanti celebri tra cui il Sancy

Il Sancy è un diamante di 55,23 carati, leggermente giallo e tagliato a forma di scudo. Oltre che per la sua caratura il Sancy è famoso per la sua lunga storia, legata a molti monarchi europei e a famiglie prestigiose.

Quasi certamente fu trovato e tagliato a Golconda in India, ed arrivò in Europa intorno al 1500. Le fonti lo danno in possesso di Carlo il calvo, duca di Borgogna. Dopo la sua morte il diamante passò a suo cugino Manuel I di Portogallo. Quando il Portogallo rischiò di essere annesso alla Spagna, il pretendente al trono fuggì all’estero con buona parte dei gioielli della corona, in cerca di alleati per diventare il nuovo re.

 

Alcuni storici ritengono che mentre Don Antonio era in Francia vendette il diamante a Nicolas de Harley, Seigneur de Sancy. Altre sostengono che De Sancy lo acquistò ad Istanbul, dove fu ambasciatore di Francia.

De Sancy vendette il diamante al re Giacomo I d’Inghilterra (successore di Elisabetta I), e si ritiene che da allora il diamante prese il nome di “Sancy”.

Rimase in Inghilterra fino al 1699, quando il re lo vendette al cardinale Mazzarino. Il cardinale lo donò poi al re di Francia.

Il diamante rimase in possesso dei re di Francia fino alla Rivoluzione, quando durante un tumulto alcuni briganti fecero razzia nel Garde Meuble, dove era conservato il tesoro della corona.

Ritenuto scomparso, il Sancy fu venduto nel 1828 al principe russo Paolo I Demidoff. Nel 1865 la famiglia Demidoff lo vendette al principe indiano Sir Jamsetjee Jeejeebhoy, che a sua volta lo rivendette. Il diamante fu esposto all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867.

Ricomparve nel 1906, quando fu acquistato da William Waldorf Astor, la cui famiglia ne rimase in possesso per 72 anni, fino a quando nel 1978 il quarto visconte Astor lo vendette al museo del Louvre, dove è conservato attualmente.

Koh-i-Noor

Il Koh-i-Noor è un diamante bianco che per molto tempo si riteneva fosse il più grande conosciuto al mondo.

È conservato nel museo della Torre di Londra ed è incastonato al centro della croce maltese della corona di Elizabeth Bowes-Lyon. Il valore è inestimabile.

La leggenda dice che se un uomo dovesse possederlo questi sarebbe il sovrano del mondo, ma sarebbe colpito da una grande sfortuna; se a possederlo fosse una donna, questa sarebbe molto fortunata. La credenza deriva dal fatto che tutti i sovrani uomini, entrati in possesso del diamante, morirono poco dopo averlo ottenuto o persero il regno.

 

Si pensa che il Koh-i-Noor sia stato estratto attorno al 1300 dalla miniera di Kollur, una delle zone diamantifere dell’antica Golconda, nello Stato di Andhra Pradesh in India.

Il Koh-i-Noor da subito oggetto di scambio, guerra e leggende, fino all’epoca moderna

Le prime testimonianze storiche in merito a questo diamante sono riportate nel Baburnama, opera scritta in turki che narra la storia del sovrano dei Moghul  Muhammad Babur, discendente diretto di Tamerlano e pronipote di Genghis Khan, che grazie alle sue doti politiche e militari ottenne la pietra come bottino di guerra nel 1526, sconfiggendo il sovrano di Delhi. Da allora la gemma fu chiamata il diamante di Babur.

Si racconta che quando Babur invase Delhi, la madre del sovrano della città fosse andata personalmente da Humayun, il figlio di Babur, per consegnargli il diamante in un cofanetto d’oro, in cambio della pietà per la sua gente, ma questo dettaglio storico è oggetto di discussioni.

Pochi anni dopo Humayun si ammalò e secondo una leggenda, qualcuno suggerì a Babur che il ragazzo avrebbe dovuto liberarsi del diamante se avesse voluto guarire. Il sovrano reagì scetticamente all’avviso e le condizioni di Humayun peggiorarono finché Babur, disperato, pregò di morire lui stesso al posto del figlio. Accadde che Humayun si riprese mentre Babur si ammalò di una sindrome che lo portò alla morte nel 1530 e il regno, assieme al diamante, passò al figlio.

Humayun in totale regnò per 26 anni, nonostante le molte interruzioni dovute sia a una sfavorevole condizione politica interna, sia alla costante pressione degli Afghani. Nel 1544 andò in esilio e trovò accoglienza a Herat, presso la corte di Shah Tahmasp, che gli fornì l’appoggio militare necessario a riprendere il potere in India.

Humayun, in segno di gratitudine, nel 1547 decise di donare in Koh-i-Noor al sovrano persiano.

Nel 1556 appena ristabilito il suo potere, Humayun tornò nel suo palazzo in India e morì dopo pochi mesi.

Il Koh-i-Noor rimase nelle mani di Shah Tahmasp che poco più tardi rispedì la pietra in India al sovrano di Deccan.

Shah Jahan, nipote di Humayun, affidò la regione di Deccan al figlio, Aurangzeb. Il sultano di Deccan per assicurarsi l’amicizia di Aurangzeb donò a lui il grande diamante e il padre, Shah Jahan, lo mise sul celebre trono del pavone. A favore della leggenda, il sovrano fu deposto e imprigionato dal figlio nel Forte rosso di Agra fino alla sua morte, nel 1666.

Una leggenda racconta che Aurangzeb abbia messo il Koh-i-Noor dietro una finestra del Taj Mahal affinché Shah Jahan potesse riconoscere il mausoleo, guardando il riflesso del diamante dalla sua prigione.

Aurangzeb fece sfaccettare il diamante dall’artigiano veneziano Hortenso Borgia che ne diminuì il peso: da 793 carati a 186 carati: il sovrano, pensando di essere stato truffato si fece pagare una somma esorbitante.

Alla morte di Aurangzeb, nel 1707, il diamante cadde nelle mani dei Moghul.

Nel mentre,Nader Shah, un giovane condottiero, si proclamò imperatore nel 1736, deponendo l’ultimo re dei Safavidi; nello stesso anno concluse la pace con i turchi e decise di invadere l’impero dei Moghul.

Nel 1739 Nader Shah sconfisse il sovrano dei Moghul, nella battaglia di Karnal.

Nader Shah, consapevole di non potere gestire un così vasto impero, decise di lasciare il regno a Muhammad Shah, comandante Moghul, richiedendo in cambio i pagamenti delle spese di guerra e la gioielleria del sovrano indiano comprendente anche il trono del pavone.

Essendo inoltre stato informato da una concubina dell’harem di Muhammad Shah che il sultano nascondeva nel suo turbante due pietre preziose, Nader Shah invitò il sultano indiano a un ricevimento e concordando l’alleanza propose l’antica usanza di scambiare le corone, quando tornò nella sua camera e srotolò il turbante trovò la stupenda pietra ed esclamò “koh-i-noor!”, ovvero montagna di luce in Farsi.

Tuttavia Nader Shah impazzì e si trasformò in uno dei tiranni più crudeli del medio-oriente finché non venne assassinato mentre dormiva nel 1747.

Il regno fu conteso tra i figli e i nipoti di Nader Shah fino a quando Ahmad Abdali, un generale di Nader, salì al potere e prese il Koh-i-Noor.

La nuova dinastia si stanziò in Afghanistan e il diamante passò da un sovrano all’altro della medesima famiglia, che vide una lunga serie di scontri interni, tra conflitti e complotti. Nel 1810 il regno cadde ma l’ultimo sovrano afghano, Shah Shujah Durrani trovò rifugio presso la corte di Ranjit Singh, imperatore Sikh di Punjab, attuale Pakistan.

Ranjit Singh pretese il Koh-i-Noor ma il sovrano afghano provò a dirgli inizialmente che la pietra era stata venduta, poi che era stata rubata e infine fece infuriare il sovrano indiano inviandogli un topazio nel tentativo di fargli credere che quello fosse il diamante. Ranjit Singh quindi circondò il palazzo di Shah Shujah impedendo qualsiasi rifornimento alimentare finché non ottenne la pietra.

Il Koh-i-Noor rimase in mano ai Sikh fino al 1849, quando l’India fu annessa all’impero britannico con il trattato di Lahore, che comprendeva anche la resa del diamante alla corona britannica.

Il governatore generale inglese Dalhouise, responsabile della ratifica del trattato, pretese che il Koh-i-Noor dovesse essere prima presentato alla regina Vittoria dal sovrano tredicenne Dulip Singh in persona.

Il diamante quindi fu prima presentato e poi spedito sotto il controllo di John Lawrence, che rischiò addirittura di perdere il cofanetto contenente il Koh-i-Noor mentre si cambiava il cappotto, dimenticandolo nella tasca.

Il viaggio sulla Medea, nave capitanata dal capitano Ramsey, fu difficile a causa di forti raffiche di vento, del colera e del rischio che la nave fosse attaccata; finché finalmente il 3 luglio del 1850, la regina Vittoria ebbe tra le sue mani il grande Koh-i-Noor.

Il diamante fu esposto nel 1851 al Crystal Palace di Joseph Paxton, durante l’Esposizione Universale di Londra a Hyde Park. In quest’occasione secondo l’opinione dei visitatori, dei critici del giornale Times e del Principe Albert la pietra era poco luminosa e tagliata male.

Nel 1852 secondo gli studi del gioielliere di corte la pietra andava tagliata perché presentava molte imperfezioni al suo interno, che assieme allo scarso taglio non facevano risaltare a pieno lo splendore del Koh-i-Noor.

Il taglio della pietra venne affidato a Mozes Coster, il più grande commerciante olandese di diamanti, che inviò alla corte inglese il suo migliore artigiano con i suoi assistenti. Per il lavoro fu costruita un’apposita macchina a vapore e il taglio fu completato dopo 38 giorni sotto la supervisione del Principe Albert in persona e costò 8.000 sterline.

Dopo il nuovo taglio ovale, il giovane Dulip Singh esaminò il Koh-i-Noor sotto richiesta della regina che glielo mostrò di persona, e disse che era fiero di aver lasciato il Koh-i-Noor nelle mani della regina.

Nel 1853 il diamante fu incastonato su una tiara con altri 2.000 diamanti su ordine della regina Vittoria. Nel 1911 il Koh-i-Noor fu montato su una corona in platino composta esclusivamente da diamanti in occasione dell’incoronazione di Quuen Mary, moglie di re Giorgio V. Il diamante è stato trasferito poi sulla corona della regina Elizabeth Bowes-Lyon, dove si trova tuttora.

Nel corso della seconda metà del XX secolo, l’India ha reclamato più volte il possesso Koh-i-Noor, esponendo la causa anche alle Nazioni Unite ma la pietra non è mai stata restituita.

L’ultimo avvenimento politico concernente la storia del diamante, è stato la visita in India del primo ministro inglese David Cameron nel 2013, durante al quale dichiarò che la restituzione sarebbe cosa illogica.

Cullinan

Il Cullinan era il più grande diamante grezzo di qualità gemma mai trovato, del peso di 3.106,75 carati (621,35 g), scoperto nella miniera Premier n. 2 a Cullinan, in Sud Africa, il 26 gennaio 1905. Prende il nome da Thomas Cullinan, il presidente della miniera. Nell’aprile 1905, fu messo in vendita a Londra, ma nonostante il notevole interesse, rimase invenduto per due anni. Nel 1907, il governo della Transvaal Colony lo acquistò e lo presentò a Edoardo VII, che lo ricevette in regalo e lo fece tagliare ad Amsterdam. Dal grezzo si ottennero nove pietre di vari tagli e dimensioni, la più grande si chiama Cullinan I o la Grande Stella d’Africa e pesa 530,4 carati (106,08 g). La pietra è montata nella testa dello Scettro del Sovrano. Il secondo più grande è Cullinan II, del peso di 317,4 carati (63,48 g), montato nella Corona dello Stato Imperiale. Entrambi fanno parte dei Gioielli della Corona. Altri sette diamanti maggiori, del peso totale di 208,29 carati (41,66 g), sono di proprietà privata di Elisabetta II, che li ha ereditati da sua nonna, nel 1953. La regina possiede anche altri diamanti minori e una serie di frammenti non lucidati.

Storia e ritrovamento del Cullinan

Si stima che il Cullinan si sia formato nella zona di transizione del mantello terrestre, a una profondità di 410-660 km e abbia raggiunto la superficie 1,18 miliardi di anni fa. È stato trovato a 5,5 m sotto la superficie, presso la Premier Mine di Cullinan, Transvaal Colony, da Frederick Wells, direttore di superficie della miniera, il 26 gennaio 1905. Era lungo circa 10,1 centimetri, 6,35 centimetri di larghezza, 5,9 centimetri di profondità, e pesava 3,106 carati (621,2 grammi).

I giornali la chiamavano “Cullinan Diamond”, un riferimento a Sir Thomas Cullinan, che aprì la miniera nel 1902. Era tre volte più grande dell’Excelsior Diamond, trovato nel 1893 a Jagersfontein Mine, del peso di 972 carati (194,4 g). Quattro delle sue otto superfici erano lisce, indicando che una volta era stata parte di una pietra molto più grande spezzata da forze naturali. Aveva una tonalità blu-bianca e conteneva una piccola tasca d’aria, che a certi angoli produceva un arcobaleno. Poco dopo la sua scoperta, il diamante fu mostrato presso la Standard Bank di Johannesburg, dove è stato visto da circa 8.000-9.000 visitatori. Nell’aprile del 1905, la gemma grezza fu depositata presso l’agente di vendita londinese della Premier Mining Co., S. Neumann & Co. A causa del suo immenso valore, i detective furono assegnati a un battello a vapore che si diceva stesse trasportando la pietra, e un pacco venne rinchiuso nella cassaforte del capitano, seguendo un cerimoniale preciso e custodito durante l’intero viaggio. Era una tattica diversiva: la pietra su quella nave era finta, pensata per attirare chi sarebbe interessato a rubarlo. Cullinan era stato inviato nel Regno Unito in una casella di posta normale tramite raccomandata.

Arrivato a Londra, fu trasportato a Buckingham Palace per l’ispezione da parte del re Edoardo VII. Sebbene abbia suscitato notevole interesse da parte dei potenziali acquirenti, il Cullinan rimase invenduto per due anni.

Presentazione a Edoardo VII

Il primo ministro del Transvaal, Louis Botha, suggerì di acquistare il diamante per Edoardo VII come “un segno della lealtà e dell’attaccamento del popolo del Transvaal al trono e alla persona di Sua Maestà”. Nell’agosto del 1907, un voto in Parlamento si svolse sul destino del Cullinan, e una mozione che autorizzava l’acquisto fu portata ai voti con 42 favorevoli e 19 contrari.

Inizialmente, Henry Campbell-Bannerman, allora primo ministro britannico, consigliò al re di rifiutare l’offerta, ma in seguito decise di lasciare che Edoardo VII decidesse in autonomia. Alla fine, fu persuaso da Winston Churchill, allora Sottosegretario Coloniale. Per i suoi servigi, a Churchill fu inviata una replica del Cullinan, che gli piaceva mostrare agli ospiti su un piatto d’argento.

Il governo della Transvaal Colony ha acquistò il diamante il 17 ottobre 1907, per £ 150.000, circa 16 milioni di euro.

A causa di una tassa del 60% sui profitti minerari, il Tesoro ha ricevuto parte dei suoi soldi dalla Premier Diamond Mining Company.

Il processo di taglio

 Il re scelse i fratelli Asscher di Amsterdam per far tagliare e lucidare la pietra grezza in gemme brillanti di vari tagli e dimensioni. Abraham Asscher lo prelevò dall’ufficio coloniale a Londra il 23 gennaio 1908 e tornò in Olanda, in treno e traghetto con il diamante nella tasca del cappotto.

Nel frattempo, a gran clamore, una nave della Royal Navy trasportava una scatola vuota attraverso il Mare del Nord, gettando nuovamente fuori potenziali ladri. Persino il capitano non aveva idea che il suo “prezioso” carico fosse un esca.

Il 10 febbraio 1908, la pietra grezza fu divisa a metà da Joseph Asscher nella sua fabbrica di taglio del diamante ad Amsterdam.  All’epoca, la tecnologia non si era ancora evoluta per garantire la qualità degli standard moderni e tagliare il diamante era difficile e rischioso. Dopo settimane di pianificazione, è fu effettuata un’incisione profonda 1,3 cm per consentire ad Asscher di fendere il diamante in un colpo solo.

La realizzazione dell’incisione richiese quattro giorni, e al primo tentativo si ruppe un coltello d’acciaio, ma un secondo coltello fu inserito nel solco e il diamante fu diviso in due lungo uno dei quattro possibili piani di clivaggio.  In totale, per tagliare e lucidare il diamante ci vollero otto mesi, con tre persone che lavorarono 14 ore al giorno.

“La storia è raccontata da Joseph Asscher, il più grande tagliatore del giorno”, scrisse Matthew Hart nel suo libro Diamond: Un viaggio nel cuore di un’ossessione (2002), “che quando si preparò a fendere il più grande diamante mai conosciuto … aveva un dottore e un’infermiera in attesa e quando finalmente colpì il diamante … svenne morto “.

Lord Ian Balfour, nel suo libro Famous Diamonds (2009), dissipa la storia di svenimento, suggerendo che era più probabile che Joseph avrebbe celebrato, aprendo una bottiglia di champagne. Quando il nipote di Joseph, Louis, ascoltò la storia, esclamò: “Nessun Asscher sarebbe mai svenuto per nessuna operazione su un diamante”.

Diamanti tagliati dal Cullinan

Il Cullinan ha prodotto in totale 9 pietre maggiori di 1.055,89 carati (211,178 g) e 96 brillanti minori del peso di 7,55 carati (1,510 g) (in media 0,079 carati ciascuno) – una resa dalla pietra grezza del 34,25%. Ci sono anche 9,5 carati (1,90 g) di frammenti non lucidati. Tutte tranne le due pietre più grandi – Cullinans I e II – rimasero ad Amsterdam come accordo per i servizi di Asscher, finché il governo sudafricano li comprò (eccetto Cullinan VI, che Edoardo VII aveva acquistato e dato a sua moglie nel 1907) e l’Alto Commissario per l’Africa australe li presentò alla Regina Maria il 28 giugno 1910. La regina Maria ereditò anche Cullinan VI e lasciò tutti i suoi diamanti Cullinan alla nipote Elisabetta II nel 1953. I Cullinani I e II fanno parte dei Gioielli della Corona, che appartengono alla Regina in diritto della Corona. Asscher vendette le pietre minori al governo sudafricano, che le donò alla regina Maria, a Louis Botha, allora primo ministro del Sud Africa e ai mercanti di diamanti Arthur e Alexander Levy, che supervisionarono il taglio di Cullinan.

Alcuni di essi sono stati inseriti da Maria in una lunga catena di platino, che Elisabetta II non ha mai indossato in pubblico, dicendo che “entra nella zuppa”. Negli anni ’70, due piccoli diamanti Cullinan di proprietà degli eredi di Louis Botha furono analizzati da De Beers nel loro laboratorio di Johannesburg e trovati completamente privi di azoto o di qualsiasi altra impurità. I Cullinani I e II sono stati esaminati negli anni ’80 da gemmologi della Torre di Londra ed entrambi classificati come incolore IIa.

A seguire, qualche informazione sul Cullinan I o Grande Stella d’Africa

Cullinan I

Cullinan I, noto anche come la Grande Stella d’Africa, è un brillante pendeloque che pesa 530,2 carati (106,04 g) e ha 74 facce. È posto in cima allo Scettro del Sovrano, che nel 1910 doveva essere ridisegnato per accoglierlo.

ilCullinan I è stato superato come il più grande diamante tagliato al mondo di qualsiasi colore, dal Golden Jubilee da 545,67-carati (109,134 g) nel 1992, ma è ancora il più grande diamante a taglio netto al mondo. In termini di purezza, ha alcune fissure da clivaggio minime e una piccola area di granulosità.

Il diamante da 5,89 cm × 4,54 cm × 2,77 cm (2,32 in × 1,79 pollici × 1,09 pollici) è dotato di anelli e può essere tolto dal suo ambiente per essere indossato come pendente sospeso da Cullinan II per realizzare una spilla. [33] La regina Maria, moglie di Giorgio V, la portava spesso in questo modo. [34] Nel 1908, la pietra aveva un valore di US $ 2,5 milioni (equivalenti a US $ 51 milioni nel 2018) [35] – due volte e mezzo il valore stimato di Cullinan [36].

Korloff Noir

L’origine di questo diamante nero da 88 carati non è esattamente nota, ma sembrerebbe sia stato trovato in Russia, e alla fine sarebbe diventato di proprietà di diverse generazioni di una famiglia nobile, i Karloff-Sapozhnikov, che vissero a San Pietroburgo. Secondo la leggenda, il diamante Korloff porta felicità, fortuna e prosperità a chiunque abbia il privilegio di toccarlo.

Si dice che l’eccellente prestazione di Pete Sampras nel tennis e le conquiste di Gary Kasparov e Anatoly Karpov nel mondo degli scacchi sono attribuite al tocco del diamante. Allo stesso modo il pattinatore russo Alexey Yagudin vinse l’oro ai Giochi olimpici invernali del 2002 svoltisi a Salt Lake City, dopo aver toccato il diamante. Marina Anisina, la pattinatrice russa, si dice che sia un’altra persona che abbia ricevuto il benefico influsso del Korloff Noir.

 

Storia

Il diamante grezzo originale pesava 421 carati, ma la gemma attuale è di soli 88 carati di peso, con un’enorme perdita di 333 carati. Tali scarti sono abbastanza comuni nei diamanti neri, in quanto solitamente si incontrano materiali porosi che sono fragili e difficili da lavorare.

Si crede che il diamante sia stato venduto dalla famiglia Karloff negli anni ’20 a un commerciante di diamanti, probabilmente di Parigi. Moltissimi gioielli e gemme appartenute alla nobiltà russa furono acquistati dai gioiellieri parigini, dopo la rivoluzione bolscevica del 1917.

Negli anni ’70 il diamante Korloff fu acquistato dall’attuale proprietario, il gioielliere francese, Daniel Paillasseur, che nel 1978 fondò un’azienda e decise di intitolarla proprio a questo diamante. Oggi il diamante nero Korloff è diventato l’anima e il simbolo di Korloff Jewelers

Negli ultimi 29 anni l’azienda è diventata un potente impero internazionale di gioielli e  il leggendario diamante sembra aver avuto un effetto benefico portando alla crescita del gruppo.

Il diamante Korloff Noir è stato esposto in diverse occasioni in diversi paesi del mondo in coincidenza con l’apertura di punti vendita o boutique Korloff.

Nel 2003 presso la Jewelry Arabia Exibition in Bahrain, in occasione del decimo anniversario della Jawaher Asil Company.

A novembre dello stesso anno, è stato esposto presso la seconda fiera Haute Joaillerie di Beirut e il 18 dicembre, nel lussuosissimo centro commerciale di Mosca, “Crocus City Mall”, in occasione dell’inaugurazione della boutique Korloff Paris

 

Nel 2007 la Korloff Paris ha aperto la sua prima boutique negli Stati Uniti, presso il Gateway di Salt Lake City, nello Utah, e il Korloff Noir è stato appositamente trasportato da Parigi ed esposto al pubblico il 24 novembre.

Stella Nera d'Africa

Di questa gemma meravigliosa, si hanno pochissime informazioni circa la sua origine. Proviene per certo dalle miniere africane e fu portato ed esposto in Europa e nel mondo, fino al 1971, quando sparì durante una mostra a Tokyo.

Golden Jubilee

l Golden Jubilee Diamond è un diamante color cognac da 545,67 carati (109,13 g) ed è anche il più grande tagliato e sfaccettato al mondo.  Supera il Cullinan I di 15.37 carati (3.07 g). Il Golden Jubilee Diamond è stato trovato nella Premier Mine, che è anche il luogo di estrazione di altre gemme celebri 

Storia

Inizialmente noto come “Unnamed Brown”, il Golden Jubilee è stato tagliato da un grande grezzo marrone di 755,5 carati (151 g), trovato nel fondo blu della Miniera Premier in Sud Africa nel 1985.

Fino al 1990, il diamante era rimasto in gran parte sconosciuto al mondo esterno e ci vollero due anni di lavoro per portarlo allo stato attuale. Una grande superficie e profonde crepe dall’interno, così come diverse inclusioni, hanno fatto sì che il taglio e la lucidatura del diamante presentassero delle sfide.

De Beers considerò questo come un’opportunità per testare nuove tecnologie di taglio. Gabriel Tolkowsky fu assunto per tagliare il diamante e per testare strumenti speciali e metodi di taglio nuovi. A causa delle sue crepe e inclusioni, De Beers e Gabriel Tolkowsky decisero di far costruire una stanza sotterranea, libera da vibrazioni prima che il lavoro sul diamante potesse iniziare. Nel 1990, dopo due anni di lavoro, la gemma fu terminata e ridotta in totale da 755,50 carati, a 545,65 carati.

Il diamante fu portato in Thailandia dalla Thai Diamond Manufacturers Association per essere esposto al Thai Board of Investment Exhibition di Laem Chabang e fu selezionato per annunciare le celebrazioni per il centenario della De Beers nel 1988. Il Golden Jubilee è stato acquistato da un gruppo di uomini d’affari tailandesi guidati da Henry Ho, nel 1995.

Fu stabilito che il diamante fosse donato al re Bhumibol di Thailandia come dono dal popolo per celebrare il 50 ° anniversario della sua ascesa al trono. Al diamante fu dato il nome di Golden Jubilee in questa occasione, ed è stato ritirato dalla figlia del re, la principessa Matia Chakri Sirindhom, per suo conto nel 2000. Il diamante è ora esposto nel Royal Museum presso la Sala del trono del Tempio d’oro di Pimammek a Bangkok come parte dei gioielli della corona.

Il diamante è stato portato a Papa Giovanni Paolo II, in Vaticano per ricevere una benedizione papale. È stato benedetto anche dal Patriarca supremo buddista della Thailandia e dai Chularatchamontri islamici.

Il Golden Jubilee è stato esposto al Jewelry Trade Center di Henry Ho a Bangkok, al Central Department Store a Lat Phrao (Bangkok) e, a livello internazionale a Basilea (Svizzera), Borsheims a Omaha, Nebraska e Gleims Jewelers a Palo Alto, in California.

Incomparable

L’Incomparabile è uno splendido diamante fancy che nel suo stato grezzo pesava 890 carati, ed è stato trovato nella città di Mbuji Mayi nella Repubblica Democratica del Congo negli anni ’80.

Una bambina che giocava in un cumulo di macerie fuori dalla casa dello zio lo notò e lo prese.

Queste macerie erano state legittimamente raccolte da vecchie miniere della vicina MIBA Diamond Mine, dopo essere state rifiutate durante il processo di recupero perché troppo ingombranti.

La piccola regalò il diamante a suo zio, che lo vendette ad alcuni commercianti di diamanti africani locali, che a loro volta lo vendettero a un gruppo di compratori libanesi che operavano a Kinshasa.

Successivamente fu acquistato ad Anversa dalla De Beers. Sir Philip Oppenheimer, allora presidente dell’Organizzazione di vendita centrale e direttore di De Beers, lo vendette a Donald Zale, presidente del consiglio di amministrazione della Zale Corporation, la catena di gioielleria di Dallas.

Quest’ultimo comprò il diamante in collaborazione con Marvin Samuels, della Premier Gems Corporation e Louis Glick, entrambi personaggi di spicco dell’industria dei diamanti di New York.

La pietra fu mostrata al pubblico nel novembre 1984, in concomitanza con il 75° anniversario della Zale Corporation. Poco dopo venne esposto nell’ala di Storia Naturale dello Smithsonian Institute.

Il compito del taglio fu assegnato a Mr. Samuels, noto esperto nella sfaccettatura di grandi diamanti. La gemma poneva grosse difficoltà: la sua forma era estremamente irregolare, più spessa a un’estremità, più stretta all’altra; incavata e butterata da un lato, increspata sull’altro. La superficie era molto ruvida, bucherellata da varie lacune, cavità e crepe. Ma una volta lucidata una piccola parte, per l’ispezione interna, si è notato che fosse un diamante praticamente privo di inclusioni.

Trascorsero quattro anni di studio prima di tagliare la pietra. I suoi proprietari, infatti, si trovarono di fronte ad un dilemma: avrebbero dovuto scegliere una gemma con un peso superiore a quello del Cullinan I, oppure modellare una gemma più piccola e perfetta, rimuovendo le inclusioni interne.

Tuttavia, durante il corso del lavoro del secondo anno sulla pietra, Mr. Samuels e i tagliatori sapevano che sarebbe stato necessario rinunciare a qualsiasi pensiero di superare il peso del Cullinan I, nonostante la riluttanza di alcuni che continuarono a discutere per le dimensioni.

Prima che iniziasse la lavorazione del pezzo più grande, furono faccettati i 14 frammenti che erano stati segati dalla pietra grezza. John Sampson White, allora Curator of Mineralogy allo Smithsonian, esaminò questi “avanzi” e fece una scoperta interessante; la prima cosa che attirò la sua attenzione fu la loro variazione di colore. Aveva già gestito molte volte la pietra non tagliata da 890 carati, ma non aveva mai notato differenze di colore all’interno. Alcuni dei frammenti erano di un giallo intenso con un lieve tono bruno, come un’ambra affumicata; altri erano di un giallo pallido, e il resto era praticamente incolore. Quelli con il tono brunastro provenivano dalla zona più scura del cristallo, ma costituivano solo una parte della superficie del cristallo, la maggior parte di questo materiale scuro era stata rimossa. Con questa rimozione, il colore del corpo finale del diamante si è rivelato per lo più di un colore giallo medio. L’esame del signor Sampson White, gli fece capire che la pietra grezza presentava zonature di colore. Cioè, il cristallo era stato composto da aree ben definite di colori diversi, ogni colore rappresentava un cambiamento nell’ambiente circostante, avvenuto durante la fase di cristallizzazione. Ad un certo punto, la pietra era stata incolore, poi la natura aveva aggiunto uno spessore di diamante giallo pallido, seguito da una “pelle” di diamante color ambra smokey. 

Alla fine il pezzo più grosso di grezzo ha prodotto una gemma del peso di 407,48 carati; è il terzo più grande diamante mai tagliato.

La sua insolita forma triangolare ha suscitato un nuovo termine immaginario da Marvin Samuels: una “triolette”.

Prima della sua apparizione all’asta a New York, il 19 ottobre 1988, il diamante fu offerto a Christie’s a Londra, dove fu chiamato “il Gigante d’oro”. Tuttavia, quando la gemma è tornata all’asta, è stata ribattezzata Incomparable, il più grande diamante mai offerto al pubblico in vendita. Si sperava che il diamante fruttasse 20 milioni di dollari, ma venne ritirato dalla vendita al momento della mancata offerta del prezzo di riserva del venditore.

Nel novembre 2002, l’Incomparabile apparve sul sito di aste online Ebay. Il venditore voleva un’offerta di apertura di circa 15 milioni di dollari. Stranamente, la parola “Incomparabile” non è mai stata menzionata da nessuna parte nel testo dell’asta. Il tempo dell’asta finì, la pietra rimase invenduta. Le specifiche della pietra stessa erano elencate, così come lo era una scansione del certificato GIA della pietra.

Ora è il più grande diamante mai offerto su Ebay o su qualsiasi altro sito di aste online.

Cullinan II

Il Cullinan II, o Seconda stella dell’Africa, è un diamante taglio cuscino con 66 sfaccettature di 317,4 carati (63,48 g).

E’ stato incastonato nella parte anteriore della Corona dello Stato Imperiale, sotto il Rubino del Principe Nero (un grande spinello rosso).

Il diamante ha un numero di piccoli difetti, graffi sulla sfaccettatura della tavola e una piccolo sbeccatura alla cintura. Come Cullinan I, è tenuto in posizione da un involucro in oro giallo, che è avvitato sulla corona

Centenario

Il diamante Centenario appartiene alla De Beers è, con  i suoi 273,85 carati (54,770 g), il terzo più grande diamante prodotto nella miniera Premier.

Il G.I.A. lo ha valutato con colore di grado D, che è il più alto grado di diamante incolore ed è internamente ed esternamente impeccabile.

Il suono nome è stato scelto per celebrare il centenario delle De Beers, l’11 maggio 1988.

Il diamante fu scoperto nella Premier Mine il 17 luglio 1986 usando il loro sistema di imaging a raggi X. Il grezzo originale era di 599 carati (119,8 g) ed è stato presentato l’11 maggio 1988 nella Celebrazione del Centenario delle Miniere consolidate De Beers.

L’ex presidente Julian Oglivie Thompson ha dichiarato: “Abbiamo recuperato alla Premier Mine un diamante di 599 carati (119,8 g) che è perfetto- in effetti è uno dei più grandi diamanti top-color mai ritrovati”

Tagliare un diamante così grande e prezioso richiedeva esperienza e un investimento considerevole. Gabi Tolkowsky è stato scelto per guidare la squadra responsabile del taglio del diamante del Centenario, insieme a Geoff Woolett, Jim Nash e Dawie du Plessis, assistiti da un gruppo appositamente selezionato di ingegneri, elettricisti e guardie di sicurezza per facilitare il lavoro.

C’era una stanza speciale progettata sottoterra nel Laboratorio di Ricerca Diamante De Beers a Johannesburg, in Sud Africa con l’unico scopo di lavorare sul diamante Centenario con specifiche di progetto comprendenti forza e stabilità in modo da escludere vibrazioni meccaniche e variazioni di temperatura per minimizzare qualsiasi fattore che avrebbe potuto interferire con il taglio.

Le fasi iniziali di taglio iniziali sono stati eseguite a mano piuttosto che con un laser o una sega per non riscaldare o vibrare il diamante. Dopo aver tagliato e rimosso 50 carati (10 g) di materiale incrinato per 154 giorni, il team è rimasto con una gemma a forma di uovo di circa 500 carati (100 g).

Tredici diversi disegni sono stati presentati al consiglio di De Beers, con una forte raccomandazione per quello che è diventato l’attuale design a forma di cuore modificato. 

Gran Mogol

Il Gran Mogol è un diamante indiano famoso, che si ritiene sia stato trovato intorno al 1650, molto probabilmente intorno alla miniera di Kollur, nella regione del Golconda, nel sud dell’India.

Jean Baptiste Tavernier, mineralogista e mercante di pietre preziose francese, descrisse il diamante come segue: “La pietra ha la stessa forma di un uovo tagliato nel mezzo”. Il diamante grezzo del 787 carati (157,4 g), fu regalato da Emir Jemla a Shah Jahan, il quinto imperatore Mughal, come legato tra le due famiglie.

Il lapidario veneziano Ortensio Borgio fu incaricato di tagliare la pietra. Si ritiene che il Gran Mogol presentasse diverse inclusioni e rifiutando l’idea di tagliare il diamante in diverse pietre fini, Borgio decise di affrontare il problema dell’inclusioni, lucidando la pietra grezza fino a che i difetti indesiderati non fossero scomparsi.   Con grande orrore dell’Imperatore, il lavoro di Borgio produsse risultati molto scarsi, compresa una grande perdita di peso

Mostrando grande moderazione, Shah Jehan risparmiò la testa di Borgio, tuttavia lo multò, obbligandolo a pagare 10.000 rupie per la sua inettitudine. Secondo una recente ricerca, la storia di Borgio che taglia il diamante non è corretta e molto probabilmente si riferisce all’Orlov, parte dello scettro russo imperiale di Caterina il Grande al Cremlino.

Intorno al 1665 il figlio dello Shah, Aurangzeb, mostrò la pietra al famoso gioielliere e viaggiatore mondiale Jean Baptiste Tavernier. A quel tempo Tavernier scrisse nei suoi sei viaggi: “Il primo pezzo che Akel Khan (capo custode dei gioielli del re) mise tra le mie mani fu il grande diamante, che è tagliato a rosa, rotondo e molto alto su un lato. c’è una piccola fessura e un piccolo difetto”

Successivamente, il Gran Mogol  fu trasferito a Lahore Subah e divenne parte del bottino di guerra quando l’India Mughal  fu invasa e Lahore e poi Delhi saccheggiate dal sovrano persiano Nadir Shah. Nadir Shah tornò con la pietra nella sua casa di Isfahan nel 1739, dai Nawab del Punjab. Nadir fu assassinato nel 1747 e la pietra scomparve.

De Beers

Il De Beers è un diamante 234,65 carati (circa 47 grammi) tagliato a cuscino, di colore leggermente giallo. Prende il nome dai fratelli De Beer, ex-proprietari delle miniere sudafricane dove fu scoperto il diamante grezzo.

I fratelli De Beer vendettero le miniere nel 1871 a Cecil Rhodes. Nel 1888 fu scoperto nelle miniere un diamante del peso di 428,50 carati, il secondo più grande ritrovato fino ad allora. Il cristallo ottaedrico aveva dimensioni di circa 48 x 38 mm.   Era il De Beers.

E’ possibile che il diamante sia stato ad Amsterdam, all’epoca il maggiore centro per la lavorazione e commercializzazione dei diamanti. Dopo essere stato esposto in pubblico a Parigi, il fu acquistato dal Maharajah Bhupendra Singh di Patiala. Nel 1928 il nuovo Maharajah Bhupinder Singh, incaricò Cartier di inserire il diamante in una collana comprendente altri 2.930 gioielli, tra cui alcuni rubini birmani.  La collana Patiala è considerata da molti esperti come uno dei più straordinari e costosi pezzi di gioielleria mai creati.

Nel 1947, con l’indipendenza indiana, la collana scomparve. Molto probabilmente il Maharajah di Patiala la mantenne in suo possesso ma la nascose, per evitarne la confisca.  Il diamante De Beer ricomparve dopo 25 anni: il 6 maggio 1982, quando il suo proprietario (rimasto sconosciuto) lo mise all’asta tramite Sotheby’s. Un anonimo acquirente se lo aggiudicò per la somma di 3,16 milioni di dollari, cifra molto inferiore alle stime.

Nel 1998 alcuni resti della collana, ma senza il diamante De Beers, i rubini e altre gemme maggiori, furono trovati in una gioielleria londinese, all’oscuro della loro provenienza.

La Cartier acquistò le gemme e cercò di ricostruire la collana originaria che aveva costruito nel 1928.
Dopo quattro anni di lavoro la collana fu terminata.

Il diamante De Beer e gli altri sette diamanti maggiori (con caratura da 18 a 73 carati) furono sostituiti con repliche esatte in zaffiro e zirconia cubica.

I rubini della Birmania con rubini sintetici. Il risultato era molto soddisfacente dal punto di vista estetico, ma con un valore di gran lunga inferiore alla collana Patiala originale.

Millennium Star

Il Millennium Star è una gemma di proprietà della De Beers. Con i suoi 203,04 carati (40.608 g), è il secondo diamante più grande al mondo noto con colore di grado D ed internamente ed esternamente perfetto.

Il diamante è stato scoperto nel distretto di Mbuji-Mayi dello Zaire nel 1990 in depositi alluvionali. Da grezzo era 777 carati (155,4 g). Fu acquistato da De Beers durante l’apice della Guerra Civile, tra la prima e la seconda metà degli anni ’90.

Ci sono voluti tre anni per i tagliatori dello Steinmetz Diamond Group per produrre la classica forma a pera. Il taglio effettivo è stato fatto usando i laser.

 

Fu esposto per la prima volta nell’ottobre del 1999 come il fulcro della collezione di diamanti De Beers Millennium.

Nel 2000 è stato esposto al Millennium Dome di Londra, dove ci fu un tentativo di furto andato male.

Orlov

L’Orlov (a volte scritto Orloff) è un diamante di origine indiana, attualmente esposto come parte della collezione dei Diamanti del Cremlino di Mosca. La sua forma e le  sue proporzioni sono quelle  di mezzo uovo di pollo.

Nel 1774 fu incastonato nello scettro imperiale dell’imperatrice russa Caterina la Grande.

Storia

Il diamante è stato ritrovato nel XVII secolo a Golconda, in India. Secondo una leggenda, un soldato francese che aveva disertato durante le guerre a Srirangam si travestì da convertito indù per rubarlo nel 1747; all’epoca il diamante era montato come occhio di una divinità del tempio locale. La pietra ancora senza nome passò da mercante a mercante, finendo per essere venduta ad Amsterdam. Shaffrass, un milionario iraniano che possedeva il diamante, trovò un avido compratore nel conte Grigory Grigorievich Orlov. Il conte pagò la somma presunta di 1,4 mln di fiorini olandesi, pur di ottenerlo.

Pare che il conte Orlov fosse coinvolto sentimentalmente con Caterina la Grande di Russia per molti anni, e abbia aperto la strada nella detronizzazione di suo marito in un colpo di stato e l’ascesa di Caterina al potere. La loro relazione continuò per molti anni e produsse un figlio illegittimo, ma alla fine Caterina abbandonò il conte Orlov per Grigori Alexandrovich Potemkin. Si diceva che il conte Orlov avesse cercato di riaccendere la loro storia d’amore offrendole il diamante, come si dice che sapeva di aver desiderato.  Nonostante non riuscì a riacquistare i suoi affetti, Caterina diede molti doni al conte Orlov; questi doni includevano il Palazzo di Marmo a San Pietroburgo. La zarina diede, al diamante, il nome del conte e fece disegnare dal suo gioielliere uno scettro che lo incastonasse. Ora noto come Scettro Imperiale, fu completato nel 1774.

In realtà, come dimostrano alcuni studi, Caterina stessa acquistò il diamante e ha usato l’aiuto di Orlov solo per l’affare e la consegna, inventando la storia del suo regalo generoso per evitare le critiche per aver speso soldi di Stato per i gioielli. L’imperatrice russa era molto affezionata ai diamanti, li rese di gran di moda nella sua corte e chiamò il suo cavallo personale con il nome Diamante. Nel XVIII secolo, la somma di 1,4 mln di fiorini era così considerevole che solo l’imperatrice stessa poteva permetterselo, il conte Orlov non aveva una tale fortuna. Inoltre, è noto che la pietra preziosa fu acquistata a rate per 7 anni, e quando il conte Orlov pagò il primo pagamento, scoprì che la somma era stata prelevata dal conto a disposizione dell’imperatrice.

L’Orlov è una rarità tra i diamanti storici, poiché conserva il suo originale taglio a “rosa indiana”. Il suo colore è definito bianco con una leggera sfumatura verde-bluastra. I dati rilasciati dal Cremlino danno le misure di Orlov come 32 millimetri x 35 millimetri x 21 millimetri, il peso 189,62 carati (37,924 g). Questo valore è solo una stima: non è stato formalmente pesato in molti anni.

Nel libro di Lord Twining A History of the Crown Jewels of Europe, si racconta come una volta, durante un’ispezione dei gioielli della corona, nel 1913 circa, la pietra cadde accidentalmente dal suo scettro. Lord Twining pesò la pietra, ma non annotò il valore. Più tardi scrisse che era circa 190 carati (38 g), che corrisponde alla stima basata sulle dimensioni della gemma.

Black Orlov

Il Black Orlov, noto anche come Occhio di Brahma, è un diamante nero opaco di 67,50 carati. Prende il nome dalla ipotetica principessa russa Nadia Vyegin Orlov, che ne sarebbe stata proprietaria negli anni ’30.In realtà il suo nome deriva dal conte russo Grigorji Grigorevic Orlov.

Il colore nero opaco è molto raro nei diamanti con qualità gemmologica, ed è dovuto al fatto che sono costituiti da milioni di piccolissimi diamanti inglobati assieme.

Storia

La sua origine non è nota, ma è stato scritto che il diamante grezzo (di 195 carati) fu scoperto nei primi anni dell’Ottocento in India. Si dice che fosse incastonato in uno dei due occhi della statua del dio Hindu Brahma nella città di Pondicherry, fino a quando fu rubato da un monaco.

La leggenda vuole che a causa di questo furto sacrilego i suoi possessori fossero colpiti da una maledizione.

Si dice che nel 1932 il gioielliere J. W. Paris lo portò negli U.S.A. e poco dopo si suicidò gettandosi da un grattacielo. In seguito appartenne a due principesse russe, Leonila Galitsine-Bariatinskij e Nadia Vygin-Orlov. Pare che entrambe si suicidarono gettandosi da una finestra. Tuttavia diversi autori ritengono che questi episodi siano del tutto inventati per dare più popolarità al diamante. Non si è trovato alcun dato che confermi persino che le suddette persone siano realmente esistite.

Il primo proprietario certo fu il gioielliere di New York Charles F. Winson, che lo acquistò nel 1947 e lo tagliò in tre diamanti più piccoli allo scopo di interrompere la presunta maledizione.

Il diamante più grande, di 67,50 carati con taglio a cuscino, fu acquistato dalla gioielleria Cartier, che lo inserì in un pendente composto da 108 gemme ed inserito in una collana costituita da altri 124 diamanti..

Nel 2004 la collana fu acquistata dal gioielliere J. Dennis Petimezas, che dichiarò di essere “sufficientemente sicuro che la maledizione fosse stata interrotta”.

 

Darya-ye-Noor

l Darya-ye-Noor, dal persiano: دریای نور che significa “mare di luce”,  è uno dei più grandi diamanti tagliati del mondo, del peso di circa 182 carati (36 g). Il suo colore, rosa pallido, è uno dei più rari che si possano trovare nei diamanti.

Fa parte dei gioielli della corona iraniana, conservati nei caveau della Banca centrale dell’Iran a Teheran.

Storia

Come il Koh-i-Noor, questo diamante, è stato estratto a Vijayanagara, in India.  Originariamente era di proprietà della dinastia Kakatiya, in seguito a dei saccheggi passò alla dinastia Khalji e agli imperatori Mughal. Nel 1739, Nader Shah dell’Iran invase l’India del Nord, occupando Delhi. Egli prese possesso dell’intero tesoro dei Mogol, incluso il Darya-ye-Noor, oltre al Koh-i-Noor e al Trono del Pavone.

Dopo la morte di Nader Shah nel 1747, il diamante fu ereditato da suo nipote, Sharukh Mirza. Dopo di che cadde nelle mani di Lotf Ali Khan. Con la sconfitta di Lotf Ali Khan per mano di Mohammad Khan Qajar, che stabilì la dinastia Qajar all’Iran, il Darya-ye-Noor entrò nel tesoro Qajar. Durante questo periodo, si diceva che Naser al-Din Shah Qajar amasse molto il diamante, indossandolo spesso come bracciale, aigrette o spilla. Il possesso di diamanti era considerato un onore conferito agli individui di rango superiore.

Il suo successore Fath Ali Shah fece inscrivere il suo nome su una delle faccette del diamante (iscrizione ancora presente). Molti Shah di Persia ritenevano che il diamante fosse stato di proprietà di Ciro il Grande, e per evitare il suo furto lo tenevano separato dagli altri gioielli della corona, nascondendolo in un palazzo della città di Golestan.

Nel 1902 lo shah Mozaffar ad-Din lo fece montare sul copricapo militare che indossò durante la sua visita in Europa. Lo shah Mohammad Reza Pahlavi volle che il Darya-ye Noor venisse esposto durante la cerimonia della sua incoronazione. Il diamante rimase in suo possesso fino al 1979, quando fu deposto dalla Rivoluzione Islamica.

Nel 1965, una ricerca canadese concluse che il Darya-ye-Noor poteva essere parte di un grande diamante rosa, incastonato nel trono dell’imperatore Mughal Shah Jahan, e descritto dal Jean-Baptiste Tavernier nel 1642.

Questo diamante potrebbe essere stato tagliato in due pezzi; la parte più grande è Darya-ye-Noor; la parte più piccola si crede sia il diamante Noor-ul-Ain da 60 carati (12 g), attualmente montato in una tiara anche essa nella collezione imperiale iraniana.

Il Fiorentino

Il Fiorentino, noto anche come Granduca di Toscana è un diamante leggendario, la cui storia è documentata almeno dal XVII secolo e purtroppo andato perduto negli  anni ’20 del XX secolo. Dalle descrizioni si sa che è un diamante di origine indiana, di colorazione giallo pallida, con un leggero tono verdognolo. Prima della sua scomparsa era tagliato a doppia rosetta a nove lati, con 126 faccette e con un peso complessivo di circa 137,27 carati (pari a 27,454 grammi).

Origine e leggende

Le origini della gemma sono oscure, secondo un racconto popolare esso fu tagliato per Carlo il Temerario, ultimo duca di Borgogna. Pare che il duca lo indossasse quando venne ferito a morte durante la battaglia di Morat del 1476. Un contadino, o forse un soldato, lo ritrovò sul campo di battaglia e lo rivendette per alcuni fiorini, credendolo di poco valore.

L’acquirente, tale Bartholomeus Mayus, lo rivendette a sua volta a dei mercanti genovesi che lo portarono in Italia, dove venne in possesso di Ludovico il Moro e di Papa Giulio II. In seguito, attraverso i banchieri Fugger, giunse nel tesoro dei Medici a Firenze.

Un’altra versione sulle origini racconta che il diamante venne acquistato da Ludovico Castro, Conte di Montesanto, governatore portoghese di Goa, da un re indiano, che era stato sconfitto in battaglia dalle truppe portoghesi. La gemma venne depositata a Roma,  presso i gesuiti,, finché il Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Madici riuscì ad acquistarlo per circa 35.000 scudi portoghesi dell’epoca.

Il figlio del Granduca, Cosimo II, affidò il diamante al tagliatore Pompeo Studentoli, artigiano Veneziano residente a Firenze, che restituì la gemma finita nel 1615. 

Un inventario redatto alla morte di Cosimo III conferma l’acquisizione di una grande gemma grezza da parte di Ferdinando I e, dopo la lavorazione, ne descrive la forma e la sua collocazione in un gioiello: sfaccettata su entrambi i lati e circondata da una banda incrostata di diamanti.

Storia documentata

La storia documentata del diamante incomincia quando Jean-Baptiste Tavernier, vide la gemma nel tesoro mediceo a Firenze e la descrisse in un suo resoconto del 1657. Dopo l’estinzione dei Medici la gemma passò in eredità a Maria Teresa d’Asburgo e a suo marito Francesco Stefano di Lorena, insieme al Granducato di Toscana nel 1737. Il diamante venne quindi collocato nella Hofburg di Vienna. Con il crollo dell’Impero austro-ungarico, la gemma seguì la famiglia degli Asburgo nel loro esilio in Svizzera, ma venne rubata e ritagliata durante gli anni Venti.  Alcuni sospettano che il Fiorentino venne ritagliato in quello che oggi è noto come il Tiffany Giallo, ma non ci sono prove a riguardo

Regina d'Olanda

Il Regina d’Olanda è un diamante di 135,92 carati che prende il nome della regina Guglielmina d’Olanda che regnò dal 1890 al 1948. Il GIA ha classificato questo diamante come Internally Flawless (senza imperfezioni interne), con colorazione D, la più alta. La gemma fu tagliata nel 1904 ad Amsterdam con forma a cuscino e un peso di 136,25 carati, ma la sua origine è incerta.

Storia

Alcuni esperti ritengono che questo diamante sia stato estratto in Sudafrica, altri che provenga dalla regione indiana di Golconda perché il suo colore è tipico dei diamanti originari di tale città.

Quale che sia la verità, il diamante è comunque collegato con l’India: nel 1930 fu acquistato dal Maharaja di Nawanagar, Kumar Ranjitsinhji Vibhaji (1872-1933), che lo affidò a Cartier per inserirlo in una collana da cerimonia con molte altre gemme.

In seguito la società Cartier acquistò il diamante e lo mise in vendita nel 1960. A causa del prezzo altissimo fu venduto solo nel 1978 al gioielliere William Goldberg, che lo fece leggermente modificare fino ad assumere l’attuale peso di 135,92 carati, e lo rivendette poco dopo per la somma di 7 milioni di dollari.

Il diamante Regina d’Olanda appartiene attualmente al libanese Robert Mouawad, che lo ha messo in esposizione nel suo museo privato di Beirut.

Tiffany Giallo

ll Tiffany Giallo è uno dei più grandi e famosi diamanti  colorati esistenti.Venne trovato nel 1878 in una miniera di Kimberley, in Sudafrica e da grezzo pesava 287,42 carati.

Dopo la sua scoperta la pietra venne acquistata dal gioielliere Charles Tiffany. Il suo gemmologo, George Frederick Kunz, studiò la gemma per oltre un anno prima di procedere al taglio, che effettuò a Parigi. Scelse la forma a cuscino, con un peso finale di 128,54 carati (circa 26 grammi) e ben 90 faccette, 32 in più del taglio a brillante rotondo, per massimizzare la sua brillantezza. All’epoca Kunz aveva solo 23 anni.

Il diamante è famoso per essere stato indossato solo da tre donne, una delle quali fu Audrey Hepburn, che lo portò in un servizio fotografico pubblicitario per il film del 1961 Colazione da Tiffany.

La terza volta è stato indossato da Lady Gaga, nel 2019, durante la cerimonia degli Oscar dove ha vinto la statuetta come “miglior canzone originale” tratta dal film A Star Is Born.

Il diamante appartiene tuttora alla gioielleria Tiffany&Co.

Stella del Sud

La Stella del Sud, è un diamante rinvenuto da una giovane schiava in Brasile nel luglio 1853. Il diamante è tagliato a forma di cuscino e pesa 128,48 carati (25,696 g).

E’ stato classificato come un diamante di tipo IIa, con una gradazione di colore di fantasia rosa-marrone chiaro e una chiarezza di VS2. Al momento della scoperta pesava 254,5 carati (50,90 g). La luce riflessa dal diamante è bianca, e la luce rifratta è di una sfumatura rosa. Ciò conferisce al diamante la sua leggera tonalità.

È passato nelle mani di molti proprietari, tra cui il Maharaja del Baroda State e il suo ultimo acquirente noto è stato Cartier, intorno al 2002, quando è stato venduto a loro da Rustomjee Jamsetjee di Mumbai. 

Il diamante fu trovato da Madi Magassa nel 1853, nel fiume Bagagem nella città ora chiamata Estrela do Sul Diamond Mines in Brasile. Fu consegnato al suo padrone, Casimiro de Moraes, che la ricompensò per aver trovato il diamante concedendole la libertà e una pensione per la vita.

Casimiro de Moraes lo vendette in seguito per £ 3.000, un prezzo molto più basso del suo valore reale. Il grezzo passò nelle mani di diversi compratori, finché non fu acquistato da Costers of Amsterdam per 35.000 sterline.  Fu quindi tagliato a forma di cuscino ovale da un tagliatore di nome Voorsanger, famoso per essere stato uno dei due uomini che rimodellarono Koh-i-Noor.

Fu acquistato dalla Halphen and Associates di Parigi , un sindacato di mercanti di diamanti, che lo nominò Estrela do Su. Il sindacato espose il diamante 1862 alla Great London Exposition e ancora nel 1867 all’Esposizione Internazionale di Parigi. Successivamente fu inviato in India, dove furono condotte trattative per venderlo a un Maharaja per un prezzo di 110.000 sterline. Tuttavia, questo accordo non ha avuto successo e il diamante è stato restituito alla Halphen and Associates.

Durante la permanenza del diamante in India, il principe Malhār Rāo della famiglia reale di Gaekwad vide la pietra ed incaricò E. H. Dresden di acquistare il diamante, che lo ottenne per £ 80.000.

La Stella del Sud restò in possesso della famiglia Gaekwad per diversi anni. Fu poi montato su una collana insieme ad un altro diamante da 78,5 carati (15,70 g).  Nel 1948, la Maharani Sītā Devī, fu fotografata mentre indossava la collana, in occasione della festa di compleanno del marito Maharajah Pratāp Sinh. Il diamante fu successivamente acquistato da Rustomjee Jamsetjee di Mumbai, che lo vendette a Cartier nel 2002.

Allnatt

Il diamante Allnatt è una gemma che misura 101,29 carati (20,258 g) con un taglio a cuscino. E’ stato valutato come Fancy Vivid Yellow dal Gemological Institute of America. Questo diamante prende il nome da uno dei suoi proprietari, il maggiore della finanza inglese Alfred Ernest Allnatt, che lo acquistò negli anni ’50. 

Le origini di Allnatt sono sconosciute prima dell’acquisto del diamante da parte del Maggiore Allnatt, che incaricò Cartier di creare un gioiello che esaltasse la gemma. Il gioiello finale era un fiore di platino con cinque petali, uno stelo e due foglie, tutti incastonati di diamanti.

L’Allnatt è stato rivenduto all’asta nel maggio 1996 da Christie’s a Ginevra per $ 3.043.496 US. Al momento della sua vendita l’Allnatt era 102,07 carati (20,414 g). Dopo essere stato venduto alla SIBA Corporation, il diamante è stato ritagliato al suo peso attuale e l’intensità di colore è migliorata di conseguenza.

L’Allnatt è stato presentato come parte della mostra “The Splendour of Diamonds” dello Smithsonian, insieme a The De Beers Millennium Star e The Heart of Eternity.

The Flame

Il diamante The Flame, è una gemma di 100,00 carati (20 grammi), incolore e tagliato a pera, di eccezionale luminosità e purezza interna. Di proprietà del gioielliere londinese Laurence Graff il suo valore è sconosciuto.

Il diamante grezzo, proveniva da una miniera in Angola e pesava 225 carati. Acquistato da Graff, il suo team di tagliatori ne eliminò le asperità, riducendolo a 160,90 carati. Da esso Graff affidò il lavoro al tagliatore che riteneva più abile, Antonio Bianco (detto Nino).

Dopo sei mesi di lavoro Bianco ottenne uno splendido diamante di 102,44 carati. Graff lo considerò un capolavoro, ma gli chiese di ottenere un diamante del peso esatto di 100 carati.

Dopo sei giorni Bianco consegnò a Graff un diamante del peso di 100,009 carati, che ottenne il certificato “100 carat pear shape D Internally Flawless Diamond” dal GIA.

Nel 2012 la “Graff Diamonds” fece il suo ingresso alla Borsa di Hong Kong e il diamante, montato su una collana, è stato mostrato in pubblico come pezzo forte per la presentazione della società.

Cullinan III

Il Cullinan III, o Stella d’Africa Minore, è tagliato a pera e pesa 94,4 carati (18,88 g).

Nel 1911, la regina Maria, consorte di Giorgio V, lo fece collocare nella croce superiore di una corona che acquistò personalmente per la sua incoronazione. Nel 1912, la Diadema di Delhi Durbar, indossata l’anno prima da Maria, fu adattata per ospitare i Cullian III e IV.  Nel 1914, il Cullinan III fu permanentemente sostituito sulla corona da un modello di cristallo. Oggi è indossato come spilla, da Elisabetta III, in combinazione con il Cullinan IV

Briolette dell'India

Il Briolette dell’India è un diamante di 90,38 carati, incolore. Si tratta di una delle gemme più antiche ad oggi conosciute e se le ricostruzioni storiche sono esatte, esso sarebbe addirittura il più antico diamante di cui si abbia una documentazione. Esso inoltre è probabilmente il più grande diamante tagliato con la  forma  a briolette.

Tra i primi proprietari pare vi fossero la regina Eleonora d’Aquitania e suo marito Enrico II d’Inghilterra, sovrani del XII secolo.

Successivamente fu ereditata dal figlio, Riccardo Cuordileone, che portò il Briolette con sé durante le Crociate, quando fu costretto a venderlo per riscattarsi dalla prigionia.

La gemma riapparve nel corso del XVI secolo, quando Enrico II di Francia lo donò alla sua amante, Diana di Poitiers. Quando Enrico però, la regina e moglie tradita, Caterina de Medici, costrinse Diana a riconsegnarle tutti i gioielli donati dal marito.

Dopo il Rinascimento il diamante non fu più documentato, finché nel 1950 ricomparve, quando venne venduto da un Maharajah indiano al gioielliere statunitense Harry Winston. Egli lo vendette nel 1970 ad una famiglia europea che volle mantenere l’anonimato.

Il Diamante del Fabbricante di Cucchiai

Il Diamante del Fabbricante di Cucchiai è una gemma a forma di goccia del peso dichiarato di 86 carati, custodito nel Museo Topkapi. Viene considerato il quinto diamante più grande al mondo, ma stime recenti fanno ritenere il suo vero peso più del doppio di quello ufficialmente riportato.

Deve il nome alla storia del suo ritrovamento: la pietra sarebbe stata trovata in un mucchio di spazzatura a Istanbul da un uomo che, l’avrebbe ceduta a un commerciante ambulante in cambio di tre cucchiai di legno.

Storia

Intorno alla pietra aleggiano molte leggende che si intrecciano tra di loro, rendendo difficile conoscere la reale origine del diamante. La versione documentata da Rasid, storico ufficiale della corte Ottomana, racconta che fu rinvenuto nel 1669 nella discarica di Egrikapi, a Istanbul, da un mendicante che, credendolo un bel pezzo di vetro, tentò di venderlo nei mercati della città fino a quando lo cedette ad un artigiano in cambio di tre cucchiai di legno. Quest’ultimo, a sua volta lo vendette a un gioielliere per l’esigua cifra di dieci monete d’argento.

Il Sultano Mehmed IV, informato dei fatti dal Gran Vizir Kopruluzade Ahmed Pasha, ordinò l’acquisto del diamante.

Diamante Pigot-Casanova

Ipotesi meno fantasiose fanno ritenere che il diamante possa essere quello acquistato dall’ufficiale Pigot nel 1774, portato in Francia e rubato. Tempo dopo un diamante dello stesso peso fu venduto ad un’asta cui partecipò Giacomo Casanova e secondo alcuni fu acquistato proprio da lui.

Il Diamante Pigot-Casanova entrò in possesso della madre di Napoleone Bonaparte, che fu costretta a rivenderlo per mettere insieme la cifra necessaria a organizzare la fuga del figlio dall’esilio sull’ Isola d’Elba.

Anni dopo diamante fu acquistato al prezzo di 150.000 pezzi d’oro da un ufficiale Ottomano e andò a far parte del tesoro di Alì PAscià di Tepeleni. Non ci sono prove che sia il Pigot-Casanova ma in molti lo ritengono probabile. Quando Alì Pascià morì, il diamante fu spostato nel palazzo del Sultano.

Analogie con il diamante Turkey II

Alcuni sostengono che il Diamante del Fabbricante di Cucchiai sia il diamante “Turkey II”, proveniente da giacimenti indiani e che sino al 1882 figurava tra i gioielli della Corona della Turchia, ma di cui si sono perse le tracce. A sostegno di tale ipotesi vi è l’analogia del peso delle due pietre risultante dagli inventari ufficiali.

Descrizione

E’ una gemma di grande purezza, montata su argento dorato e circondata da 49 diamanti più piccoli tagliati con taglio antico, disposti su due file. 

Il suo peso parrebbe notevolmente sottostimato: calcoli approssimativi fanno pensare che il Diamante del fabbricante di cucchiai pesi quasi 200 carati.

Non si sa se l’attuale montatura sia opera di orafi  incaricati da Ali Pasha oppure da Mahmud II. Studiosi affermano che la disposizione delle pietre preziose voglia richiamare l’idea di una luna piena in un cielo stellato.

Arciduca Giuseppe

Il diamante Arciduca Giuseppe è una gemma di 76,45 carati. Prende il nome dell’arciduca d’Austria Giuseppe Augusto d’Asburgo-Lorena, che ne fu proprietario. Dal 1993 appartiene alla gioielleria Molina di Phoenix in Arizona, che lo acquistò a Ginevra ad un’asta di Christie’s.

Il GIA lo ha classificato come “Internally Flawless” (senza imperfezioni interne) e colore “di grado D”.

Il diamante fu estratto quasi certamente nei pressi di Golconda in India, l’Arciduca Giuseppe è perfettamente incolore, con taglio del tipo “rettangolare a cuscino”.

Non si conosce quando l’arciduca Giuseppe ne venne in possesso, ma si ritiene probabile che lo abbia ereditato da suo padre, l’arciduca Giuseppe Carlo Luigi d’Austria, oppure da sua madre, la principessa Augusta Maria Luisa di Baviera.

Si sa per certo che nel 1933 il diamante era ancora di sua proprietà, e in quell’anno fu depositato presso la banca “Credito Generale d’Ungheria” a Budapes, alla presenza di tre funzionari dello stato ungherese. Tre anni dopo il diamante fu venduto a un banchiere europeo. Si considera un caso fortuito che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il diamante sfuggì all’attenzione delle forze naziste nella Francia occupata.

Non si ebbero notizie del diamante fino al 1961, quando fu messo all’asta a Londra, ma venne ritirato dalla vendita quando l’offerta massima raggiunse le 145.000 sterline, un prezzo ritenuto troppo basso per il suo vero valore.

Fu rimesso in vendita nel 1993, a Ginevra dalla casa d’asta Christie’s, e venne acquistato per oltre sei milioni di dollari dalla gioielleria Molina di Phoenix in Arizona.

Il diamante, montato in una collana, fu indossato da Céline Dion durante un concerto trasmesso in aprile 2002 dall’emittente televisiva CBS.

Il 13 novembre 2012 il diamante è stato venduto, presso la casa d’aste Christie, per più di 20 milioni di franchi svizzeri, ad un anonimo. Il prezzo di vendita ha costituito un record mondiale per un diamante di Golconda e un record mondiale per carato per un diamante incolore.

Taylor-Burton

Il Taylor-Burton, un diamante del peso di 68 carati (13,6 g), divenne famoso nel 1969 quando fu acquistato dall’attore Richard Burton e donato a sua moglie Elizabeth Taylor. Burton era stato uno degli offerenti, quando il gioielliere Cartier acquistò il diamante all’asta per $ 1.050.000, stabilendo un prezzo record per un gioiello venduto pubblicamente.

Migliaia di persone a New York e Chicago si misero in fila per ammirare il diamante dopo la sua vendita del 1969. Successivamente venne indossato da Liz Taylor al 40 ° compleanno della Principessa Grace di Monaco e alla 42-esima edizione degli Academy Awards.

Il diamante grezzo originale fu trovato nel 1966 nella miniera Premier in Sud Africa, e pesava 241 carati (48,2 g). Harry Winston lo ha tagliato a forma di goccia, del peso di 69,42 carati (13,884 g).

Al momento della vendita, nel 1969, era incastonato in un anello di platino con due piccoli diamanti su entrambi i lati. Dopo l’acquisto da parte di Burton, Taylor ha trovato il diamante troppo pesante da indossare come anello e ha commissionato una collana di diamanti da $ 80.000 che includeva un castone personalizzato per il diamante.

La collana è stata progettata per adattarsi al collo di Taylor permettendo al diamante di coprire la sua cicatrice da tracheotomia, risultante dal suo attacco con polmonite quasi fatale nel 1961. Nel 1980, Robert Mouawad, il successivo proprietario del diamante Taylor Burton, lo fece ritagliare per portarlo a 68,0 carati (13,60 g).

Storia

Il diamante è stato di proprietà di Harriet Annenberg Ames, sorella del miliardario editore Walter Annenberg, nel 1967. Annenberg Ames non si sentiva a suo agio nell’indossare il diamante in giro per New (temeva furti) e decise di vendere la pietra.

Vendita del 1969

L’asta avrebbe avuto luogo il 23 ottobre 1969, con il diamante elencato come lotto 133, a Parke-Bernet, a New York City.  Il diamante fu portato in Svizzera, in modo che l’attrice Elizabeth Taylor potesse vederlo, per poi tornare negli Stati Uniti per laa vendita. Il marito di Taylor, l’attore Richard Burton, aveva fissato un’offerta massima di $ 1 milione per il diamante. L’asta è iniziata a $ 200.000, quando l’importo fu annunciato, rimasero solo nove persone nell’asta. A $ 1 milione, Yugler, che stava offrendo per Taylor e Burton, abbandonò l’asta, che terminò poco dopo. All’inizio non era sicuro chi fosse stato ad aggiudicarsi la pietra, ma in seguito fu rivelato essere Robert Kenmore, della Kenmore Corporation, la casa madre dei gioiellieri Cartier. Il prezzo finale era di $ 1.050.000, che era un nuovo record per un’asta pubblica di un gioiello. Una clausola della vendita prevedeva che il diamante potesse essere nominato dal compratore, e fu successivamente nominato “Diamante Cartier”.

Acquisto da Burton e Taylor

Richard Burton e la moglie erano in Inghilterra al momento dell’asta, in visita al fratello di lui.

Quando l’avvocato di Burton, Jim Benton, lo chiamò dopo l’asta per dirgli che il diamante era stato acquistato da Cartier, l’attore andò su tutte le furie. Burton passò, il giorno successivo l’asta al telefono, ad istruire Frosch di comprare il diamante da Cartier indipendentemente dal prezzo. 

Il diamante venne acquistato al costo di $ 1,1 milioni e Burton scrisse nel suo diario che: “Volevo quel diamante perché è incomparabilmente bello … e dovrebbe dovuto essere della donna più adorabile del mondo. Avrei avuto un attacco se fosse andato a Jackie Kennedy o Sophia Loren o Mrs. Huntingdon Misfit”.

Esposizione pubblica

Kenmore aveva accettato di vendere il diamante se prima fosse stato esposto nei negozi di Cartier a New York e Chicago, e dopo aver fatto una pubblicità sul New York Times per annunciare la visione del pubblico, circa 6.000 persone si sono accodate per vederlo. Il diamante è apparso, anche, durante il The Ed Sullivan Show.  La pubblicità che circondò l’acquisto della pietra venne fortemente criticata in un editoriale del New York Times stesso.

Debutto a Monaco

Dopo le sue esibizioni pubbliche, il diamante è stato portato a Taylor e Burton a Monaco nel novembre 1969. La coppia si era recata nel Principato monegasco per festeggiare il quarantesimo compleanno della Principessa Grace allo “Scorpio Ball”, un ballo di gala ospitato all’Hermitage Hotel di Monte Carlo.  Al ballo la Taylor indossava la collana e altre gemme, tra cui il Diamante Krupp, che Burton aveva comprato per lei nel 1968, e il diamante “Ping Pong”, che era solo 1/8 di un carato. Il “Ping Pong” costava solo $ 14 e le era stato comprato da Burton dopo che le aveva promesso un diamante se lo avesse battuto di dieci punti a una partita di ping pong.

Storia e vendita successive

La Taylor ha indossato il diamante al 42-esimo Academy Awards il 7 aprile 1970.

Una polizza da $ 1 milione è stata stipulata a garanzia del diamante, presso la Lloyd’s di Londra. I termini concordati con la Lloyd’s, stabilivano che la gemma poteva essere indossata pubblicamente solo per trenta giorni in un anno, che fosse conservata in un caveau e che la Taylor fosse accompagnata da guardie armate quando la indossava in pubblico. Liz Taylor avrebbe fatto realizzato una replica del diamante al costo di $ 2,800.

Dopo il suo secondo divorzio da Burton nel 1978, la Taylor vendette il diamante nel giugno 1979 a Henry Lambert, un gioielliere di New York per una cifra che si ritiene tra $ 3-5 milioni. Parte del ricavato ha finanziato la costruzione di un ospedale in Botswana. Lambert vendette il Taylor-Burton nel dicembre 1979 a Robert Mouawad.

Cullinan IV

Il Cullinan IV, anche esso noto come Stella Minore dell’Africa, ha un taglio squadrato e pesa 63,6 carati (12,72 g).

Fu montato nella base della Corona della Regina Maria, ma fu rimosso nel 1914. Il 25 marzo 1958, mentre Elisabetta e il principe Filippo erano in visita di stato nei Paesi Bassi, la regina rivelò che il Cullinan III e IV sono noti nella sua famiglia come “Granny’s Chips”.

 

Durante la visita si sono recati presso l’Asscher Diamond Company, dove il Cullinan era stato tagliato 50 anni prima. Durante l’evento, Elisabetta II ha tolto la spilla con i due Cullinan e l’ha sottoposta all’esame di Louis Asscher, nipote di Joseph Asscher, colui che aveva tagliato il diamante grezzo. Asscher, fu profondamente commosso dal fatto che la Regina avesse portato i diamanti con sé, e glieli avesse mostrati.

Steinmetz Rosa

Lo Steinmetz Rosa è una gemma di 59,60 carati. Il nome deriva dallo “Steinmetz Diamond Group”, la società  produttrice di diamanti che ne è proprietaria.

Il diamante grezzo, del peso di circa 100 carati, fu scoperto in Sudafrica in data imprecisata. Un gruppo di dieci gemmologi impiegò venti mesi per il taglio; dopo averne studiato 50 diversi tipi, venne scelta una forma ovale mista: il padiglione a brillante e la corona a gradini.

Il diamante finito fu presentato al pubblico nel maggio 2003 a Monaco di Baviera, indossato dalla supermodella Helena Christensen.

La gemma è stata esposta per alcuni mesi allo Smithsonian Institute di Washington, assieme ad altri diamanti celebri.

Il GIA ha classificato il diamante Steinmetz Rosa, come “Internally Flawless”  e di colore rosa intenso. Il suo valore di mercato non è noto, ma è stato indicato intorno ai 100 milioni di dollari

Stella del Sud Africa

La stella del Sud Africa, nota anche come il diamante di Dudley, è una gemma di 47,69 carati (9,538 g), trovato da un pastore di Griqua nel 1869 sulle rive del fiume Orange. La pietra originale, prima del taglio, pesava 83,5 carati (16,70 g).  La scoperta di questo grande diamante ha stimolato la corsa di molti prospettori verso questo nuovo giacimento di diamanti, noto come New Rush ma in seguito conosciuto come Kimberley.

Il pastore vendette la pietra per il prezzo di 500 pecore, 10 buoi e un cavallo a Schalk van Niekerk, un contadino famoso a livello locale per aver acquistato un diamante da 21 e un quarto di carati nel 1866 dopo essere stato trovato da un ragazzino

Van Niekerk vendette la pietra ai fratelli Lilienfield a Hopetown per £ 11.200. I fratelli lo mandarono in Inghilterra dove passò di mano due volte prima di essere comprato dalla contessa di Dudley per 25.000 sterline. William Ward, il conte di Dudley, lo fece montare con 95 piccoli diamanti in un fermaglio per capelli. Il diamante rimase in possesso fino al 2 maggio 1974, quando fu venduto all’asta a Ginevra per 1,6 milioni di franchi svizzeri.

È stato visto l’ultima volta nel Museo di storia naturale di Londra tra l’8 luglio 2005  e il 26 febbraio 2006. Una riproduzione del diamante  tagliato è ancora esposta lì. Il diamante potrebbe aver ispirato il romanzo di Jules Verne “The Southern Star”.

Beau Sancy

Il Beau Sancy è un diamante con taglio a rosa a forma di pera doppia, pesa 3499 carati (6,99 g)  e fu trovato in India.

Appartenne a numerose case reali europee e nel maggio 2012 è stato venduto all’asta di Sotheby’s a Ginevra per $ 9,57 milioni. Il prezzo stimato di $ 2 milioni è stato rilanciato cinque volte durante l’asta, prima che il diamante fosse venduto a un acquirente rimasto anonimo.

Storia

Il diamante Beau Sancy prende il nome da Nicolas de Harlay, Lord of Sancy, che lo  portò in Francia dall’India, dove era stato ambasciatore. Il suo diamante gemello, il Grand Sancy, fu venduto a James I d’Inghilterra per la sua consorte.

Il Beau Sancy fu acquistato dalla regina di Francia, Maria de ‘Medici, che lo passò al re olandese, in seguito Guglielmo III d’Inghilterra e sua moglie, la regina Maria II. Nel 1701 passò dalla famiglia reale olandese a Federico I di Prussia.

Wittelsbach-Graff

Il Wittelsbach-Graff è un diamante di 31,06 carati (6,21 grammi) di colore blu intenso con riflessi grigi, con chiarezza interna altissima e privo di imperfezioni.

Nel 2008 il gioielliere inglese Laurence Graff acquistò il diamante Wittelsbach al prezzo di circa 21 milioni di euro. Due anni dopo, annunciò di averlo fatto tagliare da tre esperti gemmologi per eliminare alcune imperfezioni, riducendone il peso originale e portandolo a 31,06 carati. Da allora il diamante ha assunto il nome di Wittelsbach-Graff.

Il diamante proviene dalle celebri miniere diamantifere dell’antico regno indiano di Golconda. La diceria che il re di Spagna Filippo IV lo acquistò nel 1664 per darlo in dote a sua figlia Maria Teresa si è dimostrata essere un falso.

La prima data in cui è certo che il diamante si trovava in Europa è intorno al 1710, quando era a Vienna in possesso della Corona Asburgica. Fu portato a Monaco di Baviera nel 1722, quando Maria Amalia sposò Carlo Alberto di Baviera, membro della casata Wittelsbach. Da allora la gemma prese il nome di diamante Wittelsbach.

Nel 1806 Massimiliano I diventò il primo re della Baviera e commissionò una corona nella quale venne incastonato il diamante. La corona fu esposta per la l’ultima volta in pubblico in occasione dei funerali di Ludovico III di Baviera nel 1921.

La famiglia Wittelsbach tentò di venderlo nel 1931, durante la Grande Depressione, ma non trovò acquirenti. Nel 1958 il diamante fu esposto all’Esposizione Universale di Bruxelles. Nel 1960 fu acquistato dal gioielliere belga Romi Goldmuntz e in seguito dal tedesco Helmut Horten, proprietario di una catena di supermercati, che lo regalò a sua moglie Heidi in occasione del loro matrimonio.

Nel dicembre 2008 il celebre diamante fu venduto al gioielliere londinese Laurence Graff per la cifra allora di 16,4 milioni di sterline.

Pink Graff

Il  Pink Graff è un diamante di 24,78 carati (4,95 grammi) di colore rosa intenso, con taglio a smeraldo. L’origine e la storia di questo diamante non sono note fino agli anni ’50, quando il gioielliere Harry Winston lo vendette ad un acquirente anonimo. Montato su un anello d’argento con al fianco due diamanti più piccoli, il gioiello fu messo in vendita il 16 novembre 2010 a Ginevra dalla casa d’aste Sotheby’s, con prezzo di partenza di 38 milioni di dollari.

Il gioielliere Laurence Graff se lo aggiudicò per la cifra di 46 milioni di dollari, la più alta fino ad allora raggiunta per un diamante. Nonostante la sua rarità ed altissimo valore, il diamante non aveva in precedenza alcun nome, ma da allora è noto con il nome “Graff Pink”.

Hortensia

L’ Hortensia è un diamante di 21,32 carati, color pesca, conservato nel Museo del Louvre. Prende il nome di Hortense de Beauharnais, regina consorte dei Paesi Bassi e figlia adottiva di Napoleone.

Non si hanno notizie certe sull’origine di questo diamante, ma probabilmente proviene dalle miniere diamantifere di Golconda, in India. I primi dati lo danno in possesso del re di Francia Luigi XIV, che lo fece tagliare con forma a brillante nel 1678.

Diversamente da altri diamanti della corona francese, non fu portato in Europa da Jean-Baptiste Tavernier perché è certo che il diamante più grande da lui acquistato, in India, pesasse solo 15 carati. Nell’inventario dei Gioielli della Corona Francese, redatto nel 1691, il diamante è elencato come la gemma più grande, facente parte del terzo più prezioso pezzo di gioielleria tra i 19 elencati nell’inventario

Nel 1792, durante la Rivoluzione, alcuni briganti fecero irruzione nell’Hôtel du Garde-Meuble, dove si trovavano i gioielli della corona e rubarono gran parte di essi. Dopo un anno di accurate ricerche, un condannato a morte confessò di aver nascosto l’Hortensia in un sacco contenente oro e altri gioielli, in un attico del quartier des Halles, dove fu recuperato.

Durante il Primo Impero, Napoleone volle che il diamante fosse montato sull’elsa della sua spada. L’ultima donna ad indossarlo fu l’imperatrice Eugenia de Montijo, moglie di Napolene III, nel 1856.

Nel 1887 molti gioielli della corona furono venduti, ma i diamanti Hortensia e Régent vennero conservati ed esposti al Louvre. Quasi un secolo dopo, il diamante Sancy venne aggiunto alla collezione

Condé

Il Condé o Gran Condé è un diamante di 9,01 carati, di colore rosa. Prende il nome del francese Luigi II di Borbone-Condé. L’origine del diamante è incerta, ma quasi sicuramente proviene dall’India.

Il mercante e viaggiatore franceseJean-BaptisteTavernier ne entrò in possesso e nel 1643 e lo vendette al re di Francia Luigi XIII. Secondo alcuni autori il re ne fece dono a Luigi II di Borbone, principe di Condé, che si era distinto nel comando delle truppe francesi durante la Guerra dei Trent’anni, ricevendo l’appellativo di Grand Condé. Secondo altri fu inveceLuigi XIV a donarglielo.

Il diamante rimase in proprietà alla famiglia Condé fino al 1892, quando il duca d’Aumale lo cedette al governo francese, alla condizione che rimanesse sempre conservato nel Castello di Chantilly. Nel 1926 il diamante fu rubato, ma in seguito fu recuperato. Oggi il diamante è esposto, racchiuso in una corona di molte altre gemme, nel Museo Condé, all’interno del medesimo castello.

Pumpkin
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Il Pumpkin è un diamante del peso di 5,54 carati (1,108 g) di colore Arancio Fancy Vivido, così classificato dal GIA. Anche se può sembrare piccolo rispetto ad altri diamanti famosi, il Pumpkin è, in effetti, uno dei più grandi di colore Arancio Fancy Vivido che il GIA riferisce di aver valutato ed è unico rispetto ad altri diamanti arancioni perché è di colore brillante e notevolmente intenso

Il Pumpkin è stato estratto nella Repubblica Centrafricana e poi importato in Sudafrica per la vendita, successivamente è stato tagliato e lucidato da William Goldberg e messo all’asta da Sotheby’s dove è stato acquistato da Ronald Winston della House of Harry Winston per il prezzo di $ 1,3 milioni. Attualmente è stimato per un valore di $ 3 milioni.

Noto semplicemente come il 5.54 ct Arancio Vivido, Winston ha deciso di chiamarlo “The Pumpkin Diamond” mentre lo acquistava il giorno prima di Halloween. Dopo averlo comprato, Winston ha fatto incastonare la gemma in un anello tra due piccoli diamanti bianchi. Halle Berry ha indossato l’anello in occasione degli Oscar del 2002.

Sebbene sia difficile stabilire quale sia lo status attuale del Pumpkin, il sito web ufficiale di GIA lo riporta come “uno dei più grandi diamanti di colore naturale arancione Fancy Vivido nel mondo.” Anche  l’Enciclopedia dei Diamanti di colore, lo definisce “il più grande diamante arancione vivace fantasia del mondo”.

Nel 1997, quando fu acquistato dalla Harry Winston, il Gemstone Forecaster definì il Pumpkin come “l’unico diamante arancione vivido mai classificata dal GIA” (che non è corretto in quanto vi sono molti altri diamanti arancione chiaro classificati dal GIA e offerti in vendita su siti web).

Il diamante Pumpkin è stato esposto come parte della mostra “The Splendor of Diamonds” presso lo Smithsonian Institute.

Moussaieff Rosso

Il Moussaieff Rosso, noto come Scudo Rosso è un diamante tra i più famosi al mondo, per il colore rosso intenso che lo contraddistingue.

La pietra di 5,11 carati (1,02 grammi) è relativamente piccola rispetto ad altri diamanti famosi, ma si stima essere il più grande esistente di questo colore e con questa purezza. Il suo taglio è a brillante triangolare, detto anche a trillion.

Si pensa che questo diamante sia stato ritrovato da un contadino brasiliano verso la metà degli anni ’90 del XX secolo e che da grezzo pesasse 13,90 carati (2,2 grammi).

Inizialmente venne acquistato e tagliato dalla società “William Goldberg Diamond”, che gli diede il nome di “Scudo Rosso”. Successivamente comprato dalla “Moussaieff Jewelers”, che gli diede l’attuale nome.

Trattandosi di una pietra unica ed estremamente rara, è difficile attribuirle un valore definito.

Il diamante è una delle forme allotropiche in cui cristallizza il carbonio puro. E’ formato da un reticolo di atomi di carbonio disposti secondo una geometria tetraedrica. I suoi cristalli possono avere abito ottaedrico o di un esacisottaedrico, con le facce curve. Sulle facce dell’ottaedro si possono osservare i trigoni: delle incisioni triangolari.  Alcune gemmazioni possono generare cristalli tabulari a forma di triangolo smussato.  Altre forme in cui si presenta sono i rombododecaedri ed i cubi. Hanno origine nel mantello della Terra, dove esistono le condizioni di altissima pressione e temperatura, necessarie alla loro formazione. Si pensa che i diamanti ritrovati in superficie provengano da una profondità tra i 150 e i 225 km

I cristalli giungono in superficie, inglobati in una roccia ricca di olivina detta kimberlite, attraverso condotti vulcanici e mediante esplosioni. Questo dà origine ai camini diamantiferi dei giacimenti primari. In seguito all’erosione, la kimberlite si sgretolata e libera i diamanti che si depositano in giacimenti secondari, di tipo alluvionale.   I geologi ritengono che la maggior parte dei diamanti ritrovati in superficie si siano cristallizzati tra circa 1 e 1,6 miliardi di anni fa e per questo sono un minerale esauribile.

È la forma termodinamicamente instabile del carbonio; infatti, per la seconda legge della termodinamica, dovrebbe trasformarsi in grafite. Ciò non avviene perché sarebbe necessario uno spostamento degli atomi di carbonio all’interno del reticolo cristallino, ma essi sono legati gli uni agli altri in una struttura a tetraedro e quindi questa traslazione non è possibile in base alle leggi della cinematica. Perciò il diamante è un materiale metastabile: instabile dal punto di vista termodinamico ma stabile dal punto di vista cinetico.

Il colore è vario e può essere causato dalla presenza di elementi in traccia, estranei alla sua chimica come l’azoto o il boro, oppure a distorsioni del reticolo cristallino. Anche le dimensioni dei cristalli sono varie, quasi mai più grandi di una noce. Tuttavia sono stati trovati campioni di grandi dimensioni come Il Cullinan, a cui spetta il record per un diamante grezzo.

I diamanti sono impiegati in moltissimi settori dell’industria grazie alle loro caratteristiche fisiche e chimiche non comuni. Le più importanti sono l’estrema durezza, l’alto indice di dispersione ottica, l’elevata conducibilità termica, la grande resistenza agli agenti chimici e il bassissimo coefficiente di dilatazione termica. Sono un materiale fortemente idrorepellente: l’acqua non aderisce alla loro superficie e scivola via lasciando la gemma asciutta. Al contrario i grassi, tra cui ogni tipo di olio, aderiscono perfettamente alla loro superficie, senza intaccarli. La resistenza agli agenti chimici è notevole: i diamanti non vengono corrosi dalla maggior parte degli acidi e delle basi, anche a concentrazioni elevate.

Vediamo nel dettaglio queste caratteristiche eccezionali:

Durezza
  • Il diamante è il minerale di origine naturale più duro che si conosca. La sua durezza è 10, il termine massimo sulla scala di Mohs, ed è fino a 140 volte superiore a quella del corindone, con durezza 9 nella scala stessa scala. Questa caratteristica è dovuta ai legami di tipo covalente che collegano una qualsiasi coppia di atomi di carbonio adiacenti e si estendono a tutta la struttura e in tutte le direzioni. Ciò spiega l’eccezionale coesione e stabilità di questa struttura. Non tutti i diamanti hanno la stessa durezza; quelli più duri provengono dal New England nel Nuovo Galles del Sud (Australia). Questi sono in genere piccoli, di forma ottaedrica perfetta o semiperfetta. I geologi ritengono che la loro durezza sia dovuta ad un accrescimento avvenuto in una sola fase. La maggior parte degli altri diamanti, invece, cristallizza in fasi successive e presenta inclusioni e distorsioni del reticolo cristallino che vanno ad inficiarne la durezza.
Conducibilità

Studi recenti indicano la possibilità di usare i diamanti come semiconduttori: alcuni campioni di colore blu sono semiconduttori naturali, a causa della presenza di boro. Altri diamanti, privi di questo elemento ma contenenti azoto, sono ottimi isolanti elettrici. Il diamante, esposto all’aria e in opportune condizioni assume un comportamento da conduttore sulla sua superficie. Questo fenomeno venne scoperto da Maurice Landstrass e K. V. Ravi nel 1989. Nel dicembre 2007 un laboratorio del Case Western Reserve University di Cleveland ha dimostrato che la conducibilità è permessa da un film acquoso deposto sulla superficie del diamante. E’ un ottimo conduttore termico ma ad alta temperatura tende a deteriorarsi in grafite.

Tenacia

E’ la capacità di un materiale di assorbire energia da un urto senza fratturarsi. La tenacità media del diamante naturale è buona  e maggiore di quella di tutte le altre gemme, ma inferiore ad altri materiali. Varia anche a seconda della caratura e delle inclusioni al suo interno. Come per ogni cristallo, la capacità di resistere agli urti cambia a seconda del piano in cui è diretta la forza incidente. Un colpo deciso può romperlo e anche urti accidentali possono danneggiarlo, specie se la direzione dell’impatto è quella delle diagonali del cubo o degli spigoli del tetraedro.

Resistenza al calore

La resistenza al calore e al fuoco è elevata, ma dipende dalle dimensioni. Un diamante commerciale resiste alla fiamma viva in atmosfera fino a circa 1.520 °C. In un incendio la temperatura può raggiungere i 1.000 °C, ma non supera i 1.200 °C, di conseguenza un diamante rimane inalterato. Al contrario la polvere di diamante è facilmente infiammabile e brucia senza lasciare residui, trasformandosi completamente in CO2.
Nel 1813 Humphry Davy usò una lente per concentrare i raggi del sole su un diamante, in un ambiente di ossigeno. In questo modo dimostrò che l’unico prodotto della combustione era il biossido di carbonio. Successivamente provò che alla temperatura di circa 1.000 °C e in un ambiente privo di ossigeno, il diamante si converte in grafite.
In assenza di ossigeno il diamante brucia in atmosfera alla temperatura di circa 3550°C e sprigiona una fiamma debole e azzurra. In atmosfera di ossigeno brucia a circa 800 °C.
Nel vuoto o in atmosfera inerte si trasforma in grafite per temperature superiori ai1.600 °C. 

I giacimenti diamantiferi sono di due tipi: primari e secondari. I giacimenti primari sono quelli in cui i diamanti si trovano ancora all’interno della roccia madre (kimberlite o eclogite), mentre i secondari, di tipo alluvionale, sono quelli in cui i cristalli si trovano dispersi in rocce sedimentarie o fasi incoerenti come sabbie e ghiaie; l’azione degli agenti atmosferici disgrega la roccia madre e trasporta i diamanti in zone più o meno lontane dal sito del giacimento primario.

Nel caso dei giacimenti primari, per poter estrarre i diamanti, è necessario frantumare la kimberlite in parti via via più piccole, alternando questo processo a dei lavaggi abbondanti in modo che l’acqua separi la ganga dai materiali più pesanti. Il peso specifico relativamente elevato dei diamanti li fa precipitare nelle vasche sottostanti ai nastri trasportatori.

Nei giacimenti alluvionali non è necessario sminuzzare la roccia madre, ma si sfrutta la precipitazione per gravità e per setacciamento di acque ricche di sabbie diamantifere. In seguito i diamanti e i residui di ganga vengono portati via da rulli cosparsi di grasso. La ganga viene fatta scivolare via grazie ad altri lavaggi. Per togliere i diamanti dal grasso, si scalda l’intero impasto; il grasso si scioglie e i diamanti grezzi restano liberi.

Successivamente vengono suddivisi in due gruppi: di qualità adatta al taglio e alla lucidatura per produrre gioielli e di qualità inferiore, adatta per l’industria.

Si calcola che le miniere primarie producano mediamente un carato di diamanti (0,2 grammi) ogni 3,5 – 4 tonnellate di roccia estratta, mentre dai giacimenti alluvionali si ricava solo un carato ogni circa 15 tonnellate di materiale setacciato.

La produzione mondiale di diamante naturale è variabile, perché i filoni possono esaurirsi rapidamente e l’estrazione proseguire solo dopo la scoperta di nuovi giacimenti, che possono dare produzioni non confrontabili. Circa la metà dei diamanti estratti oggi, proviene dalle miniere dell’Africa centrale e meridionale. La società sudafricana De Beers, con sede a Johannesburg, controllava quasi completamente l’estrazione, la lavorazione e commercializzazione dei diamanti africani. Attualmente non è più così e tra le maggiori società al mondo per la loro estrazione vi è anche l’anglo-australiana BHP Billiton.

La durezza del diamante lo rende ideale per strumenti di perforazione, di taglio e di molatura: seghe con inserti in diamante e polvere abrasiva nelle smerigliatrici. La sua capacità abrasiva, lo rende adatto a lucidare e tagliare qualsiasi materiale, compresi altri diamanti. Per questo utilizzo colore e dimensioni sono irrilevanti, basta una pasta diamantata composta da unità di pochi millimetri.

L’elevata conducibilità termica del diamante, superiore a quella del rame e dell’argento, viene sfruttata nella fabbricazione di semiconduttori molto efficienti.

La capacità di conservare la lucidatura per lunghi periodi di tempo e la resistenza all’usura, lo rendono un materiale particolarmente adatto gioielleria.

L’uso del diamante come gemma ed il suo valore, sono condizionati da alcuni fattori qualitativi specifici, le famosissime quattro C: Clarity Color, Cut e Carat.

Clarity (Purezza)

E’ una misura del grado di purezza della gemma. Le inclusioni possono essere di diverso tipo; si possono trovare cristalli di granato ma anche di diamante, cavità o micro cristalli raccolti in nuvole. Sono considerati difetti anche le fessure naturali, le tracce di sfaldatura e le “linee di accrescimento” della gemma originaria. Per evitare la grande confusione generata dalle nomenclature commerciali, il Gemological Institute of America ha definito una scala della purezza dei diamanti, largamente usata a livello internazionale ed estesa entro certi limiti anche alle altre gemme:

Flawless (F)

Diamante privo di caratteristiche sia internamente che sulla sua superficie, quando osservato a 10 ingrandimenti

Internally Flawless (IF)

Diamante che non presenta caratteristiche interne a 10 ingrandimenti. Potrebbero essere presenti caratteristiche di superficie molto piccole e poco evidenti

Very Very Slightly Included (VVS1-VVS2)

Diamante che presenta delle caratteristiche interne e di superficie piccolissime e difficilmente visibili a 10 ingrandimenti, da occhio esperto

Very Slightly Included (VS1-VS2)

Diamante che presenta inclusioni piccolissime visibili a 10 ingrandimenti, da occhio esperto

Slightly Included (SI1-SI2)

Diamante che presenta inclusioni ovvie a 10 ingrandimenti

Included (I1-I2-I3)

Diamante che presenta inclusioni da visibili ad occhio nudo ma con difficoltà, ad inclusioni evidenti ad occhio nudo e che spesso compromettono la luminosità e la durevolezza della gemma

Color (Colore)

Le gemme del tutto incolori e trasparenti sono molto rare e rappresentano una percentuale bassissima di tutta la produzione. Nel corso del tempo sono state ideate una serie di nomenclature e scale di gradazione del colore molto fuorvianti. Per ovviare alla grande confusione, il Gemological Institute of America ha ideato una scala di gradazione del colore detta “range normale” in cui ciascuna lettera dalla D alla Z indica il grado di assenza di colore, a diminuire scendendo verso l’ultima lettera dell’alfabeto. Questa scala è utilizzata al livello internazionale:

D, E, F color

sono le gemme così dette “colourless”, totalmente prive di colorazione e si distinguono tra loro per il grado di trasparenza, maggiore nelle D e a diminuire verso le F

G, H, I, J color

sono le gemme “near colourless” ovvero quei diamanti che se osservati di profilo e con la tavola rivolta verso il basso presentano una quasi impercettibile tinta (di solito gialla), tra l’apice e la tavola

K, L, M color

sono le gemme “faint yellow”, che se osservate nella posizione descritta al punto precedente, mostrano una leggerissima tinta giallina, appena percettibile

N, O, P, Q, R color

sono le gemme “very light yellow”, che mostrano una tinta giallina molto molto leggera

S, T, U, V, W, X, Y, Z color

sono le gemme “light yellow”, che mostrano una tinta gialla molto leggera

Oltre il range normale D-Z, il diamante può assumere qualsiasi colore e viene definito “fancy”. Anche per questo tipo di gemme esiste una scala che indica il grado di saturazione del colore:

Faint (Debole), Very Light (Molto leggero), Light  (Leggero), Fancy Light (Fancy Leggero), Fancy    (Fancy), Fancy Intense (Fancy Intenso), Fancy Dark (Fancy Scuro), Fancy Deep (Fancy Profondo), Fancy Vivid (Fancy Vivido)

 Le colorazioni sono dovute ad impurezze o difetti strutturali: il giallo ambrato e il marrone sono le più comuni, il rosso, il rosa e il blu sono le più rare. È da rilevare che nei diamanti, a causa del loro alto indice di rifrazione, la luce incidente sulla pietra viene scomposta nelle sue lunghezze d’onda spettrali e le sfaccettature riflettono questi colori e muovendole, essi cambiano rapidamente (questo effetto è detto “fuoco”). I diamanti “neri” non sono veramente tali, ma contengono numerose inclusioni che gli conferiscono un aspetto scuro, anche se data la richiesta del mercato i diamanti di qualità scadente vengono trattati per ottenere tale colore.

La maggior parte degli elementi in traccia nei diamanti  che rimpiazza un atomo di carbonio nel reticolo cristallino viene detta “impurezza sostituzionale”. L’impurezza più comune, l’azoto, causa una colorazione gialla più o meno intensa a seconda della concentrazione di questo elemento e del sito reticolare che va ad occupare. Un altro elemento cromoforo, che può essere presente in traccia è il boro. Esso conferisce, alla gemma, una colorazione azzurra più o meno intensa. La colorazione più rara è quella dei diamanti rossi o rosa (che non raggiungono mai dimensioni notevoli), seguiti da quelli blu e verdi. Il colore di un diamante, sia esso nel range D-Z o un fancy, viene stabilito per confronto con le così dette “master stones”: gemme naturali che rappresentano lo standard di colore stabilito dal Gemological Institute of America

Cut (Taglio)

Il taglio dei diamanti grezzi è un’operazione molto delicata e difficile. Eventuali errori porterebbero alla perdita di peso e quindi di denaro. La forma più comune di taglio del diamante è quella rotonda, denominata a brillante. Con questo termine si identifica un taglio rotondo con minimo 57 faccette, a cui si aggiunge una tavola inferiore (non sempre esistente). La grande diffusione di questo taglio ha portato ad un equivoco: il pubblico ritiene che i termini brillante e diamante siano sinonimi. In realtà, il termine brillante, se usato da solo, identifica unicamente una pietra a taglio rotondo, anche se sintetica. Tutte le gemme possono essere tagliate a brillante, ma il risultato estetico è molto diverso a causa dei differenti indici di rifrazione.

Altri tipi di taglio, tra i più conosciuti e diffusi sono: il taglio a cuore, a brillante ovale, a marquise o navette, huit-huit, a goccia, a smeraldo, a carré, a baguette, a trapezio, a rosa olandese, a rosetta (ormai in disuso). Da ricordare altri tagli più recenti che si stanno piano piano affermando nel campo della gioielleria: il princess, il radiant, il barion ed il cushion.

Prima del taglio, il tagliatore deve tenere conto della forma del grezzo, del taglio che vuole ottenere, le sue proporzioni e della sua simmetria. In base alla qualità del taglio i diamanti sono stati suddivisi (dal Gemological Institute of America) in cinque categorie:

Excellent

simmetria, proporzioni e finitura della superficie perfette

Very Good

simmetria, proporzioni e finitura della superficie con difetti irrilevanti

Good

simmetria, proporzioni e finitura della superficie con difetti non eccessivi

Fair

simmetria, proporzioni e finitura della superficie con difetti grandi

Poor

simmetria, proporzioni e finitura della superficie scadenti, con difetti evidenti e,o numerosi

Carat Weight (Peso in Carati)

i diamanti, come tutte le gemme, si pesano in carati. Un carato equivale esattamente a 0,2 grammi. Questa unità di misura può essere suddivisa in punti, pari ad 1/100 di carato, in passato si usavano anche i grani che equivalgono a 1/20 di grammo.

Il diamante non ha solo origine naturale, ma può essere riprodotto in laboratorio con opportuni macchinari. La sintesi di questa gemma, a partire da materiali costituiti da carbonio, iniziò nella prima metà degli anni cinquanta quando ricercatori della General Electric a New York, riuscirono a ricreare le condizioni necessarie alla cristallizzazione del carbonio sotto forma di diamante. Riscaldavano grafite a una temperatura di 15.157,5 K assieme a un metallo: il ferro o il nichel, a una pressione compresa fra le 50.000 e le 65.000 atm. Il carbonio in questo modo si scioglie nel metallo e, grazie alla pressione, crea i legami covalenti. Le prime applicazioni pratiche del diamante sintetico sono state il rivestimento di utensili per taglio di precisione e la produzione di abrasivi.

Tuttavia il suddetto processo è piuttosto costoso e il diamante risultante non è completamente puro né cristallino e pertanto non può essere usato come semiconduttore. Un metodo alternativo, sviluppato di recente, è il CVD: deposizione chimica da fase vapore su semi di diamante naturale. Quello che si ottiene è un cristallo molto puro, con lo stesso reticolo cristallino dell’equivalente naturale ed estremamente difficile da distinguere da quest’ultimo, a meno di esami gemmologici sofisticati.

Negli ultimi anni la De Beers ha dato il via alla commercializzazione di questi diamanti di sintesi ad uso gemmologico e non puramente tecnologico. Sono montati su una linea di alta gioielleria e corredati di certificazione, in cui si dichiara la loro natura artificiale. 

Lo sviluppo delle tecnologie di sintesi del diamante, ha portato alla produzione di alcuni materiali superduri in grado di scalfire il diamante stesso, tra cui la lonsdaleite superdura e l’ADNR (Aggregated Diamond Nanorods), una forma allotropica del carbonio prodotta per la prima volta nel 2005.

Parallelamente allo sviluppo della sintesi, c’è l’applicazione di vari trattamenti migliorativi della purezza di un diamante naturale o dell’induzione del colore. Moltissimi dei diamanti colorati, presenti sul mercato a costi molto contenuti sono il risultato di questi processi.

Un gemmologo esperto e dotato di una buona attrezzatura di laboratorio è perfettamente in grado di distinguere se un diamante sia stato colorato artificialmente o meno. Può riscontrare più difficoltà nel distinguere un sintetico da un naturale, soprattutto nel caso di gemme prodotte con metodo CVD. In caso di dubbio, è consigliabile inviare il campione presso un istituto gemmologico dotato di apparecchiature di analisi più sofisticate.