Apatite

 E’ anche nota come “la grande ingannatrice” perché può assumere quasi tutta la gamma di colori presenti in campo gemmologico, a causa della presenza di impurità e difetti reticolari.

Il colore più apprezzato in gioielleria è quello blu intenso, denominato “neon” e ottenuto mediante irraggiamento o quello naturale verde-azzurro della Fluoroapatite.  Si tratta comunque di una gemma più adatta al collezionismo che ad essere montata su monili.

l suo impiego come gemma è molto limitato ai rarissimi esemplari limpidi o semitrasparenti, in cui l’abbondanza delle inclusioni non ne inficia la bellezza. Negli ultini anni si è imposta sul mercato, come valida alternativa alla più costosa Tormalina Paraiba; specie se nelle colorazioni blu-verde

Non ci sono testimonianze storiche a riguardo dell’utilizzo di questo materiale prima del 1786, anno in cui Abraham Gottlob Werner (mineralogista tedesco) descrisse per la prima volta l’apatite Scelse questo nome, dal greco apatan, per indicare l’aspetto ingannevole del minerale; spesso confuso con altre specie

L’Apatite è un fosfato di calcio, che contiene fluoro, cloro e ossidrile in proporzioni variabili. Nella sua forma colloidale o in microcristalli è un componente minerale di ossa e denti, che viene sfruttato dai paleontologi per misure di datazione dei fossili. La sua sua durezza è 5 sulla scala di Mohs, quindi è una gemma tenera infatti presenta scarsa resistenza ai graffi ed elevata fragilità.

I suoi cristalli sono a forma di prisma esagonale, con terminazioni bipiramidali. Quando le facce della base sono molto sviluppate, il cristallo assume una forma tabulare. Le Apatiti di origine sedimentaria, talvolta si presentano in masse granulari.

Il gemmologo consiglia di scegliere monture che proteggano questa gemma, di non esporla a luce solare intensa e a sbalzi di temperatura estremi onde evitare l’alterazione del colore.

Una curiosità: le rocce lunari raccolte durante il programma di esplorazione “Apollo”, contengono tracce di apatite