Ametista

L’Ametista è una gemma viola-porpora con tono e saturazione diversi. Era conosciuta fin dal 3000 a.C. e ampiamente utilizzata nella gioielleria di tutti i tempi.

I Greci antichi le attribuivano la capacità di proteggere dall’ubriachezza, da cui il nome “amethistos” (mai ebbro), tanto che usavano mettere un cristallo di ametista nelle coppe di vino da servire agli ospiti.

Questa tradizione è stata ripresa dai Romani, infatti l’ametista era uno dei materiali da intaglio preferiti per le coppe da vino o i temi legati a Bacco. Plinio, nei suoi scritti, attribuisce il nome di questa gemma alla colorazione di alcuni vini rossi della sua epoca.

Nelle epoche successive, l’ametista si affermò come gemma simbolo di pace, umiltà, castità e distacco dal mondo terreno e veniva montata sugli anelli vescovili e cardinalizi.

Apprezzatissima in Francia, specie nelle sue colorazioni più tenui, tanto che i gioiellieri del 1800 chiamarono la varietà chiara di ametista con l’appellativo “Rose de France”.

Prima della scoperta dei vasti giacimenti sudamericani, l’ametista era un materiale abbastanza raro e molto costoso sopratutto in epoche antiche. Infatti, gli unici luoghi di estrazione erano le miniere tedesche di Idar-Oberstain, scoperte in epoca romana, oppure quelle dell’India e della Russia.

Con l’esplorazione del continente americano, in particolare le aree del sud corrispondenti agli attuali Stati del Brasile, dell’Uruguay e della Bolivia, la disponibilità di questo materiale è aumentata, causandone un deprezzamento notevole rispetto al passato.

L’ametista è una varietà di Quarzo cristallino, le cui sfumature sono dovute a tracce di ossidi di ferro che hanno subito processi di irraggiamento naturale. Il colore si distribuisce in modo irregolare o parallelamente alle facce del cristallo grezzo.

Più precisamente, è un biossido di silicio e i suoi cristalli sono di forma trigonale, in cui le facce romboedriche sono più sviluppate di quelle prismatiche. La sua durezza è 7 sulla scala di Mohs, non si sfalda e la sua lucentezza è vitrea.  Le inclusioni più caratteristiche sono cavità schiacciate con contorno irregolare e che contengono liquido e piccoli cristalli bruni di altri minerali.

I cristalli di ametista si formano all’interno di geodi, che si sviluppano a causa di fasi idrotermali successive, all’evento vulcanico che ha dato origine alle rocce ignee.

I geodi sono cavità presenti entro i basalti, in origine erano bolle di gas variamente modellate dallo scorrimento del magma. Minore è la viscosità del flusso lavico, tanto più allungata sarà la forma del geode.  Sulle pareti interne di queste cavità possono accrescere dei gruppi di cristalli (i più comuni sono quarzo, zeoliti, carbonati e solfati), grazie alla composizione chimica dell’ambiente circostante e alla temperatura (da 850 a 50 °C) dei fluidi idrotermali che percolano attraverso la roccia.

Quando l’Ametista viene riscaldata a temperature tra i 400°C e 500°C, cambia il suo colore in modo permanente e diventa un Quarzo Citrino.

Il gemmologo consiglia attenzione alle numerosissime imitazioni e sintetici, identificabili solo a seguito di attenta analisi.